Le Oche del Campidoglio

 Roma affrontò un grave pericolo quando  discese in Italia, attraversando le Alpi, il popolo dei Galli comandati da Brenno. Questo popolo marciò veloce contro Roma. Invano i Romani cercarono di contrastarlo, ma furono battuti. Solo pochi soldati romani, rifugiatisi sul Campidoglio, continuarono a resistere. I difensori romani cominciarono ben presto a patire la fame a causa dell'assedio. Osservando le oche sacre che vivevano nei paraggi del tempio di Giunone, pensarono che con esse avrebbero dato fine ai patimenti causati dal lungo digiuno. Purtroppo le oche erano sacre alla dea e ucciderle sarebbe stato un sacrilegio. Una notte un valoroso soldato, Marco Manlio, il quale dormiva presso il tempio di Giunone, sentì uno strano rumore che lo destò all'improvviso. Subito egli impugnò la spada e balzò in piedi. Immediatamente comprese che le oche sacre stavano starnazzando.

  Manlio si precipitò alle mura della rocca, e nel sincerarsi di cosa stava succedendo si trovò viso a viso con un Gallo. I nemici tentavano un assalto e in quel momento un loro manipolo si accingeva a superare il parapetto per entrare nella fortezza. Manlio afferrò il braccio teso del primo Gallo, gli strappò le dita dal parapetto e lo lanciò giù per la rocca. Diede subito l'allarme mentre lo starnazzio delle oche cresceva sempre di più. In pochi minuti tutti i soldati erano svegli ed afferrate le armi, corsero alle mura pronti alla difesa. La sorpresa dei Galli fallì. In breve, essi furono sconfitti e cacciati. Dopo qualche giorno, tuttavia, costretti dalla fame, i coraggiosi difensori del Campidoglio dovettero venire a patti coi Galli. Furono patti severi: Roma doveva pagare la propria libertà con l'oro, molto oro e pesato con le bilance truccate dei Galli, sulle quali Brenno gettò la propria spada, gridando con ira:"Guai ai vinti! Pesate anche questa!" Comunque non tutto era perduto. Questa estrema tenacia dei difensori del Campidoglio diede il tempo necessario a Furio Camillo, valoroso generale romano, di radunare i soldati dispersi dall'invasione di Brenno. A tappe forzate, Furio Camillo riuscì a giungere come una furia sulla piazza, si arrestò di fronte a Brenno, gridando : <<Non auro, sed ferro, recuperanda est patria>> (non con l'oro, ma con il ferro, si riscatta la patria).  Fu il segno della riscossa. Rianimati, i Romani ripresero la lotta e i Galli furono cacciati dalla città con ingenti perdite. Pur quasi totalmente distrutta, la città era salva. Fu ricostruita più bella per volere di Camillo, chiamato per questo "secondo fondatore di Roma".

 

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Indice leggende Roma antica.

La leggenda di Lucio Quinzio Cincinnato.

La leggenda di Marco Attilio Regolo.