La leggenda di Romolo e Remo

I due gemelli affidati alle acque del Tevere da parte dello schiavo di Amulio dentro una cesta di vimini, approdarono ai piedi del Palatino. Le loro grida attirarono una lupa che li nutrì col proprio latte, salvando così loro la vita. Anche un picchio portò loro del cibo nel becco. In seguito i gemelli furono raccolti da un pastore, di nome Faustolo, che li fece allevare da sua moglie, Acca Larenzia. Diventati grandi, i due giovani, vigorosi e risoluti, attaccarono briga con dei pastori del vicinato, che fecero prigioniero il più giovane dei due, Remo, in assenza dell'altro, e lo portarono davanti al loro padrone. Faustolo raccontò a Romolo quello che era avvenuto e gli rivelò anche le sue origini, in quanto aveva indovinato la verità. Remo fu quindi tradotto davanti al padrone dei pastori, che altri non era se non il re spodestato, Numitore, suo nonno. Numitore fu incuriosito dal comportamento del giovane e colpito dalla sua distinzione.

  

 Il suo interesse aumentò quando arrivò il fratello : Romolo confidò a Numitore quello che gli era stato detto da Faustolo. Il nonno ed i nipoti, felici di essersi ritrovati, conclusero un'alleanza, misero insieme un esercito e combatterono Amulio. Questi venne ucciso, Albalonga ritrovò la pace e Numitore riprese possesso del suo trono. Anche i due giovani volevano regnare, e risalirono il Tevere fino al Palatino, dove la sorte li aveva fatti approdare, in un sito circondato da sette colli : lì avrebbero fondato la loro città. Ma quale dei due ne sarebbe stato il re ? Decisero di osservare il volo degli uccelli: avrebbe dato il nome alla città chi ne avesse visti in maggior numero.La fortuna favorì Romolo, il quale prese un aratro e, sul Colle Palatino, tracciò un solco per segnare la cinta della città, che da lui fu chiamata Roma.  Era il giorno 21 Aprile, 753 a. C.  Remo non poté nascondere la sua gelosia e Romolo, furioso con Remo per aver attraversato, in segno di sfida, il solco da lui tracciato per delimitare la città nuova, lo uccise in un accesso d'ira. Secondo alcuni il suo regno durò trentatre anni, secondo altri quaranta. Comunque sia, durò fino alle none (nono giorno) di luglio, quando, mentre Romolo passava in rivista le sue truppe, scoppiò un furioso temporale : cessati i fulmini, il re era scomparso. In seguito Romolo venne identificato con Quirino, il dio della guerra del popolo sabino, e ricevette sotto questo nome onori divini.

Marte

 

Pagina iniziale Roma antica.

Indice leggende Roma antica.

La leggenda di Enea.

Il ratto delle Sabine.