Vestirsi a Roma

La lana era il filato di più largo uso a Roma fin dall'età regia e repubblicana e lo rimase costantemente durante tutto il periodo imperiale. Il lino, prodotto e tessuto in massima parte in Egitto, era ritenuto un filato particolarmente pregiato. Con il lino si tessevano le stoffe dalle caratteristiche più diverse : tele pesanti da vele provenivano per esempio dalla penisola iberica, mentre alcune isole greche erano note per la produzione di veli finissimi e molto trasparenti. La seta arrivava a Roma già in età tardorepubblicana. La si importava dalla Siria ed anche dallo stesso Egitto, che a loro volta la importavano dalla Cina attraverso le vie della seta che passavano attraverso il Pakista e la Mongolia. I tessuti di seta furono sempre carissimi, tanto che le fonti antiche li citano come segno di ricchezza straordinaria, ma soprattutto di esibizione. A partire dalla tarda età repubblicana, si fanno sempre più frequenti e puntualmente inascoltati i richiami dei conservatori a favore del ritorno alla sobrietà di costumi degli avi. La periodica emanazione di leggi per limitare l'uso e l'importazione di articoli di lusso, che gravavano sulla bilancia dei pagamenti dello Stato romano, mostra come i romani delle classi alte non badassero a spese nel campo della cura di se stessi e dell'abbigliamento.  Il principio tradizionale ed autarchico di vestirsi solo con abiti confezionati in casa dalle donne della famiglia, già nella prima età imperiale era quasi completamente eluso. Nell'età dei Flavi, Plinio il Vecchio scrisse del suo inorridimento dai costumi dei suoi contemporanei, che giudicava corrotti ed immorali.

Augusto, massimo restauratore degli antichi valori, si occupò anche di abbigliamento e volle che la toga diventasse una sorta di divisa di Stato. La toga da quel momento fu più ricca e drappeggiata e anche più difficile da indossare. Si trattava infatti, di un semicerchio di stoffa (lana o lino) bianca (e quindi facile a sporcarsi) che poteva raggiungere i 5 metri di diametro. Le statue della prima età imperiale, chiuse nelle complesse circonvoluzioni della toga, danno un'idea molto chiara dell'ideale estetico del tempo, ma anche della scomodità di quel tipo di abbigliamento. Infatti i romani non amavano portare la toga. I successori di Augusto furono costretti ad emanare ordinanze per farla indossare : Claudio impose l'uso della toga in tribunale, Domiziano in teatro, Commodo nell'anfiteatro. Il corrispondente della toga per le donne delle classi alte era la stola, una veste senza maniche, lunga fino ai piedi, che si indossava sopra la tunica. La realtà era ovviamente molto più variegata. Gli uomini indossavano di base una specie di perizoma e una tunica senza maniche stretta in vita da una cintura, talora con un mantello sopravveste molto semplice fermato su una spalla (pallium). La tunica era un indumento molto versatile : poteva essere camicia da notte, sottoveste per la toga, ma anche unico abito per i romani delle classi meno agiate. D'inverno si usava sovrapporre varie tuniche e ripararsi con diversi tipi di mantello. Tra i più diffusi era la lacerna, con cappuccio, e la poenula, mentre il popolo usava il rozzo bardo cucullus, sempre con cappuccio.

I militari contribuirono a diffondere la caracalla o palla gallica, mantello di origine gallica che veniva usato anche con pantaloni tipici delle popolazioni celtiche e germaniche. Le donne indossavano come biancheria intima la fascia subligaris o mammillare, ed il subligar, uno slip piuttosto scosciato. Sopra indossavano la tunica lunga fino ai piedi e la sopravveste fermata su una sola spalla o su entrambi. Una cintura in vita era spesso accompagnata da una seconda sotto il seno. Infine il mantello più comune era la palla, che poteva, se necessario, coprire anche il capo. l'abbigliamento femminile, a differenza di quello maschile, era vivacemente colorato e spesso ricamato. Le donne romane delle classi alte dovevano quindi risultare piuttosto vistose, se si considerano oltre agli abiti i molti gioielli, il trucco e le alte acconciature che prediligevano. Con il  III secolo vennero di moda, per gli uomini come per le donne, tuniche fino ai piedi, con lunghe maniche, di tessuti ricercati, da portare anche senza cintura (tunica talaris, dalmatica). I ragazzi portavano la toga praetexta, bordata di porpora. La deposizione della toga praetexta, l'assunzione della toga virilis (senza bordature di porpora), e il primo ingresso nel Foro, facevano parte di un importante rito di passaggio per gli adolescenti, che diventavano adulti, atti alle armi ed alla vita pubblica. Le calzature più diffuse erano i calcei. Era ritenuto disdicevole portare in casa le stesse calzature con cui si usciva. I calcei venivano perciò sostituiti con le solae, sandali fatti di una suola di cuoio o sughero e semplici strisce di pelle, che venivano portati con sè quando si era invitati in casa altrui.

 

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Alimentarsi a Roma.

La scuola a Roma.