Gioppino

Gioppino fra la Margì e Brighella

Non si sa bene quanti anni abbia perché quando è nato " i s'è desmentegàcc de scrif  ol de" (Si sono dimenticati di scrivere la data). Che i suoi anni siano molti è tuttavia certissimo. Forse esisteva già nel 1500, sicuramente nel 1700. Ed è pure certissimo che è nato a "Sanga" (Zanica), figlio di Bortol Socalonga e Maria Scatolera, contadini. Gioppino è la simpaticissima maschera bergamasca che la tradizione vuole sia nata a Zanica tanto che lui stesso si presenta dicendo :" Sò de Sanga, sò ol Giopì e compit ò i quarant'agn" (Sono di Zanica, sono il Gioppino e compiuto ho i quaranta anni).  Secondo il Rosa, anticamente il suo nome era Jupiter,zane,zana, ma più probabilmente Gioppino è il diminuitivo di Giuseppe.

In un verso del sonetto per la pace di Peder de Serniga (1529) si parla di un certo Iopilach nel quale sembra adombrata la primordiale maschera di Gioppino, che dovrebbe ridere di giorno e di notte : "Sgrignasi Iopilach del de e de nocc". Fin dal suo primo apparire in scena Gioppino è quindi accompagnato dall'allegria e dal divertimento. La simpatia del pubblico è immediata e spontanea. L'espressione è bonaria, allegra e rubiconda. Non dite che i tre gozzi sono un difetto, anzi lui li chiama " i me corai" (i miei coralli), un ornamento sono altro che difetto. Il vestito poi, così verde e rosso, se proprio non può dirsi elegante, di certo non passa inosservato. Un carattere d'oro contraddistingue questo personaggio sempre disponibile verso il prossimo. Che non abbia studiato non è un mistero per nessuno, dato che lui stesso ammette che :"sò stacc tat àsen de lassàm maià i liber de la aca" ( sono stato tanto asino da lasciarmi mangiare i libri dalla mucca), ma in quanto a saggezza e a saper stare a questo mondo senza scendere a troppi compromessi può insegnare anche, e forse soprattutto, a chi i libri non se li è fatti mangiare da nessun tipo di animale.

 Benché sia sempre affamato, non c'è nulla con cui voglia barattare la sua libertà. Non accetta nessun padrone, e così, se gli chiedete quale è il suo mestiere vi risponderà che : "de tat in tat 'l ghe  dà ona mà a so pàder quando l'è stof" ( di tanto in tanto dà una mano a suo padre quando questi è stanco). Che suo padre "al faghe negot" (non faccia niente) lo sanno tutti. Non è che sia un lazzarone, ma piuttosto di perdere la sua libertà preferisce " ìga dòma polenta e pica sò" (aver solo polenta e picchiar su, ossia toccare con la polenta una acciuga messa sopra il tavolo, affinché la polenta si insaporisca), possibilmente innaffiata con qualche bicchiere di buon vino. Anche senza lavoro riesce sempre a sbarcare il lunario, aiutato dalla sua furbizia.  Perché per essere furbo è furbo, sicché a lui non la fa neanche il diavolo. Ma non è forse anche intelligente? Quando uno sa ridere di se stesso, quando anche nelle situazioni più tragiche sa vedere il lato comico, non dimostra forse una buona dose d'intelligenza? Quando nonostante la non cultura ed il parlare infarcito di strafalcioni, capisce al volo le cattive intenzioni di chi vuol gabbare il prossimo, non è forse intelligente?

In quanto a coraggio poi, mai una volta che si tiri indietro per salvare la pellaccia. Se c'è un torto da raddrizzare, qualche sopruso dei potenti da aggiustare, è sempre pronto a gettarsi nella mischia col suo immancabile randello. Patapim, patapum, patapam, per la gioia dei bambini che vedono il cattivo punito a dovere. Altro che le armi galattiche degli eroi moderni, vuoi mettere invece le sane legnate che, oltretutto, coinvolgendo chi le distribuisce, richiedono sempre una buona dose di coraggio. Dunque : spiritoso, intelligente, furbo, saggio, bonario, coraggioso, e che altro ancora? Schietto, sincero, fiero di essere il Gioppino e di essere bergamasco, sempre innamorato della sua Margì, ed anche patriottico. Gioppino infatti, è maschera tricolore, anzi la sola maschera tricolore delle molte maschere italiane. La sua definitiva affermazione dovrebbe risalire proprio all'inizio dell'Ottocento, all'epoca della Repubblica Cisalpina, quando vennero abolite le maschere di origine veneta Arlecchino e Brighella.

 Gioppino patriota era protagonista del "teatro filostelle" di Pasquale Strabelli, burattinaio, che si procurò gloriose prigioni rappresentando davanti alla polizia austriaca, "Gioppinorie" inneggianti alla libertà, forse le stesse Gioppinorie di cui prendeva "meraviglioso diletto" Garibaldi durante l'assedio di Roma del 1849. Tanto era conosciuto Gioppino dai garibaldini che Francesco Nullo, incitando i bergamaschi durante l'attacco di Palermo disse :"Aante i mè giopì" (avanti i miei gioppini). Zanica non può dunque che essere fiera per avergli dato i natali ed ogni zanichese di essergli compaesano, così come lo sono tutti i bergamaschi.