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Vulcano fu venerato dai romani lungo tutto l'arco della loro storia. In origine era legato al fuoco dei vulcani, una realtà estranea alla volontà umana. Del resto esisteva a Puteoli (l'odierna Pozzuoli), all'ombra del Vesuvio, un vecchio santuario di Vulcano. I suoi templi erano situati all'esterno delle città, perché il fuoco è distruttore, ed è probabile che i primi culti resi a Vulcano avessero un fine propiziatorio, affinché il dio allontanasse dalle città i pericoli d'incendio. Vulcano possedeva un proprio flamine. Assecondato dalla Forza e dalla Violenza, Vulcano incatena Prometeo, che gli aveva rubato il fuoco per farne generoso dono ai mortali |
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Le sue feste, dette Vulcanalia, erano occasione di un sacrificio particolare, in quanto si gettavano nel fuoco dei pesci vivi pescati nel Tevere. Forse quest'offerta era destinata a conciliarsi la buona volontà del dio, perché è ben raro il caso in cui i pesci corrano il rischio di essere bruciati. Più tardi Vulcano fu identificato con Efesto, benché le loro attribuzioni fossero diverse : Efesto era il fabbro divino, mentre Vulcano era il dio del fuoco. Vulcano e Venere, raffigurati in una stampa secentesca tra maliziosi amorini e le armi e gli strumenti di lavoro del divin fabbro. |
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