Il grande poeta latino ( il cui nome completo era Publius Vergilius Maro) nacque nel 70 a.C. ad Andes vicino a Mantova, che a quel tempo faceva parte della Gallia Cisalpina. Forse suo padre era un agricoltore, ma non se ne hanno prove sicure. E' certo però che possedeva delle terre e poté dare al figlio un'educazione che lo portò a Cremona, a Milano, a Roma, dove fu in relazione con i principali poeti del tempo. Virgilio compose le sue prime opere, le Egloghe o Bucoliche, quando ritornò dal padre fra il 42 e il 39 a.C. Erano brevi poesie su temi pastorali. Nel periodo inquieto che seguì l'assassinio di Giulio Cesare e la sconfitta dei congiurati a Filippi, la famiglia di Virgilio fu espropriata, ma il poeta rivolse ad Ottaviano una petizione che venne accolta favorevolmente, ed i beni sequestrati furono resi ai loro proprietari. Quando diventò imperatore col nome di Augusto, Ottaviano non cessò di proteggere Virgilio. A quell'epoca il poeta aveva quasi quarant'anni ed aveva pubblicato una seconda raccolta di versi, le Georgiche, in quattro libri,poesie della vita rurale che molti consideravano il suo capolavoro. Passò gli ultimi undici anni di vita (morì nel 19 a.C. all'età di 51 anni) a comporre la sua grande epopea, l'Eneide. Il suo aspetto robusto mascherava una salute malferma, che lo costrinse a vivere lontano da Roma. Unico fra gli scrittori classici, Virgilio ebbe il privilegio di essere sempre stato accettato dalla Chiesa.

  Si può dire che sin dalla sua prima pubblicazione l'Eneide fu studiata nelle scuole ed ha continuato ad esserlo per tutta l'era cristiana. La pietà naturale di Virgilio rimaneva evidente al di là di ogni credenza religiosa. I primi padri della Chiesa trovarono del resto nella IV Egloga un brano messianico nel quale Virgilio annunciava l'avvento di un bambino che inaugurerà un'età d'oro (quei versi erano indirizzati ad un amico del poeta, Asinio Pollione, ma nessuno sa se Virgilio facesse allusione al figlio del suo amico o a quello che stava aspettando l'imperatore Augusto, e che poi risultò una femmina). Più sorprendenti forse sono gli ultimi versi del VI libro dell'Eneide, che poterono facilmente venire interpretati come un presagio del destino di Roma, culla di un'umanità nuova. Qualunque sia stato l'effetto prodotto da questa predizione sui padri della Chiesa, essa riflette le qualità umane dell'autore. Sopravvivenza strana del mondo pagano, la Sibilla descritta da Virgilio nel VI libro dell'Eneide sostenne, nella letteratura cristiana primitiva, un ruolo  in un certo modo simile a quello dei profeti dell'Antico Testamento.