Tifone fulminato da Zeus : è il trionfo dell'ordine greco sul caos primordiale e sulle forze disordinate della natura.

Tifone, figlio di Gea e del Tartaro, era un mostro che la madre destinò sin dalla nascita a lottare contro Zeus e gli abitanti dell'Olimpo, colpevoli ai suoi occhi di aver sconfitto i titani, suoi figli. Secondo Esiodo, Tifone aveva cento teste di drago ed una voce tonante. Ciò non gli impedì  di essere sconfitto dai fulmini di Zeus, che lo gettò nel Tartaro. Un'altra versione, di origine orientale, assicura che la vittoria di Zeus non fu tanto facile. Tifone incominciò col fuggire verso oriente, poi, giunto alle frontiere della Siria, si fermò bruscamente e si girò, pronto a battersi. Strappò la spada (o, secondo altre versioni, il falcetto) dalle mani di Zeus e gli tagliò i tendini delle mani e dei piedi. Poi gettò il dio indifeso in una caverna della Cilicia. Ermes e Pan riuscirono a ritrovare i tendini di Zeus e a far tornare quest'ultimo sull'Olimpo. La lotta riprese : Tifone salì sul monte Nisa, dove lo attendevano le Moire che gli offrirono dei frutti succulenti per ridargli forza, ma si trattava di un cibo destinato ai mortali, che pertanto indebolì il gigante.  Zeus lo ferì tanto gravemente sul monte Emo che il sangue colò a fiotti sulle sue pendici e diede il proprio nome alla montagna (in greco Emo significa sangue). Tifone fuggì in Sicilia, dove Zeus gli diede il colpo di grazia seppellendolo vivo sotto l'Etna, che ancora oggi freme e sputa fuori il fiato del gigante moribondo. Nelle opere d'arte greche Tifone è raffigurato in genere sotto la forma di un mostro alato che finisce con due serpenti.