Il ricordo di questo strano personaggio ci è pervenuto grazie ai narratori latini, ma in realtà Tagete appartiene alla più antica mitologia etrusca. Era un fanciullo divino di aspetto senile che portò la saggezza all'umanità insegnando l'arte della divinazione. Secondo la leggenda, Tagete comparve miracolosamente nel territorio di Tarquinia da un solco profondo, sotto gli occhi dell'aratore. Il bambino insegnò agli etruschi le scienze magiche e subito dopo morì. I suoi insegnamenti furono tramandati dapprima oralmente e poi raccolti nei "libri tagetici".

 

Figlia di Zeus e di Mnemosine (la memoria), Talia era la musa della poesia gaia e rustica, e perciò anche della commedia. Secondo certe tradizioni fu amata da Apollo, al quale diede per figli i Coribanti, demoni misteriosi assimilati spesso ai Cureti. Talia era il nome anche di una delle tre Grazie.

 

Talo è il gigante di bronzo che appare nelle Argonautiche. Forse in origine era un dio : Zeus infatti portava a Creta il titolo di Talaios. Talo fu creato da Efesto su richiesta di Minosse, che voleva metterlo a guardia dell'isola di Creta. Il gigante ne allontanava gli stranieri lanciando loro addosso dei blocchi di pietra. Se qualcuno riusciva ugualmente ad approdare a Creta, veniva bruciato vivo da Talo che, invulnerabile al fuoco, faceva arroventare il proprio corpo e poi abbracciava l'intruso. Tuttavia i suoi fluidi vitali erano racchiusi in un'unica vena che dalla testa andava alla caviglia, dove era chiusa da un chiodo. Togliendo questo chiodo, Medea riuscì a farlo morire (Argonautiche libro IV). Secondo un'altra versione, Medea promise a Talo di fargli bere un filtro che conferiva l'immortalità, ma in realtà gli versò un narcotico che lo rese pazzo. 

Nel mito di Dedalo, invece, Talo era il discepolo dell'artista che stava per superare in bravura il maestro, e Dedalo lo uccise gettandolo dall'Acropoli di Atene.

 

Questo poeta e musico fa una breve comparsa nell'Iliade (libro II). Si era vantato di cantare meglio delle muse. Per punizione, le figlie di Zeus lo accecarono e lo privarono delle sue doti di cantore.

 

Fratello gemello di Ipno, il sonno, Tanato era la personificazione della morte. Era il primogenito della Notte e dell'Erebo. Per quanto inaccessibile ad ogni sentimento di pietà e quindi temuto dagli stessi dei, non ispirava orrore.  Rappresentava infatti la morte inevitabile sì, ma serena. Veniva rappresentato come un genio alato o un fanciullo dormiente.

 

In origine il Tartaro rappresentava le assise del nostro universo. Era situato negli abissi del mondo sotterraneo, al di sotto degli inferi, da cui era ben distinto, e serviva come carcere dei nemici degli dei della prima generazione. A volta a volta vi furono rinchiusi i ciclopi, i titani e i giganti. In seguito il Tartaro personificò l'insieme del mondo sotterraneo, il luogo in cui venivano puniti i cattivi, in opposizione ai Campi Elisi, dove venivano ricompensati i giusti. Tartaro e Gea generarono parecchi mostri, fra cui Tifone ed Echidna.

 

Cadmo, figlio di Agenore di Tiro e nipote di Poseidone, fondò la città di Tebe, in Beozia, grazie ai consigli dell'Oracolo di Delfi ed alla profezia di Atena. Gli Sparti, gli "uomini seminati" nati dai denti di un drago, eressero la Cadmea, la roccaforte della città. Le mura furono costruite da Zeto e da suo fratello gemello Anfione, figli di Zeus. Alla città si accedeva attraverso sette porte grandiose, davanti alle quali si batterono i sette capi che attaccarono Tebe quando Polinice volle riconquistarne il trono, usurpato da suo fratello Eteocle. Morirono quasi tutti, così come aveva predetto l'oracolo, ma dieci anni dopo i loro figli, gli Epigoni, trionfarono e rasero al suolo la città. Si compì in tal modo il destino della casa reale fondata da Cadmo ed Armonia, che si spense tragicamente con i loro discendenti, i figli di Laio e di Edipo.

 

Telamone era fratello di Peleo, re della Tessaglia, che fu il padre di Achille. Messo al bando per aver ucciso con Peleo il fratellastro Foco, di cui invidiavano l'abilità atletica, Telamone si rifugiò alla corte del re di Salamina, di cui sposò la figlia, Glauce, la quale però morì senza avergli dato dei figli. Sua seconda moglie fu Peribea, principessa di Megara, da cui ebbe Aiace. Quando Eracle partì per la sua seconda spedizione contro Troia, allora governata dal re Laomedonte, Telamone lo accompagnò e fu il primo ad entrare nella città. Eracle se ne sentì così umiliato da avventarsi su Telamone per ucciderlo. Questi fece appena in tempo ad inginocchiarsi ed a mettersi a raccogliere delle pietre. Stupefatto, Eracle gli chiese la ragione di quel gesto. "Voglio essere il primo", rispose Telamone, "ad erigere un altare ad Eracle vincitore." Una simile presenza di spirito evidentemente gli salvò la vita, perché sappiamo che sposò in terze nozze la figlia di Laomedonte, Esione, da cui ebbe un figlio, Teucro.

 

Tellus era la dea romana dell'alma terra, una divinità protettrice della fecondità e del matrimonio, dei morti, della stabilità della terra. Il suo culto veniva praticato molto tempo prima dell'istituzione di una religione ufficiale a Roma. Le feste a lei dedicate, dette Fordicidia (o Fordicalia), avevano luogo il 15 aprile : quel giorno c'era l'uso di sacrificare delle vacche gravide (fordae) per ottenere abbondanza di frutti del suolo e degli armenti. Il corpo dei vitelli strappati alle viscere di queste vacche veniva bruciato e le ceneri conservate per le feste Parilia, che si celebravano sei giorni dopo, il 21 aprile, per la purificazione dei pastori e dei loro armenti.