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Il nome "sibilla", usato per la prima volta dal filosofo Eraclito nel VI secolo a.C. , veniva dato in Grecia a certe donne ritenute invasate di spirito profetico, come quelle che rivelavano gli oracoli degli dei. Fra le più famose vi era la sibilla di Delfi, la Pitia o Pizia, attraverso la cui voce si esprimeva Apollo. A partire dal IV secolo a.C. ,si potevano contare parecchie sibille. La mitologia romana, come risulta dall'Eneide (libro VI), attribuisce loro una grande importanza. Nelle Metamorfosi Ovidio sostiene che la Sibilla Cumana, in Campania, era amata da Apollo. Varrone, scrittore romano del II secolo a.C. , non cita meno di dieci sibille, fra cui quelle di Delfi, di Samo e dell'Ellesponto. La più celebre rimane per altro la Sibilla Cumana. Nel corso degli scavi effettuati nel 1932 sul monte Cuma, vicino a Napoli, fu riportato alla luce l'antro della Sibilla, a cui si accedeva attraverso una galleria, lunga 115 metri e alta 18 metri, scavata nel fianco della collina. La Sibilla Cumana fu una delle rare creature che riuscirono a vincere Cerbero : essa lo addormentò con una pasta soporifera per permettere ad Enea di entrare negli inferi. |