
Figlio di Eolo, a sua volta figlio di Elleno e fratello di Sisifo, Salmoneo appare solo tardivamente nella mitologia : è il re dell'Elide nell'Eneide (libro VI). Salmoneo ebbe l'audacia di voler apparire simile a Zeus, imitando col suo carro, che faceva correre su un ponte di rame, il rumore del tuono, e dall'alto del carro lanciava torce accese a guisa di fulmini. Zeus stanco dell'insolenza di Salmoneo, lo fulminò.
Esistono due personaggi col nome di Sarpedonte, entrambi figli di Zeus. Figlio di Zeus e di Europa, fratello di Minosse e di Radamante, Sarpedonte contese ai fratelli il trono di Creta, ma avuta la peggio, fuggì nella Caria, dove contribuì alla fondazione di Mileto e divenne oggetto di culto. L'altro Sarpedonte, figlio di Zeus e di Laodamia (figlia di Bellerofonte), appare a parecchie riprese nell'Iliade (libri II, VI e XII). Questo valoroso guerriero, comandante delle truppe licie, è alleato del re Priamo durante l'assedio di Troia. Viene ucciso da Patroclo, e il suo amico Glauco deve battersi con accanimento perché gli achei non ne profanino il cadavere. Zeus spedisce Apollo d'urgenza sul campo di battaglia perché prenda il corpo di suo figlio e lo porti nella Licia, dove gli verranno resi gli onori funebri.
Nella mitologia greca Scilla era un mostro marino che dimorava in una grotta situata di fronte al pericoloso vortice di Cariddi. Nell'Odissea Omero descrive Scilla come un'immortale, figlia della dea Crateis, ma non precisa il nome del padre. La dipinge come un mostro con sei teste e dodici gambe, che strappa i marinai dalle loro navi quando, cercando di evitare Cariddi, passano troppo vicino alla sua tana. Altre tradizioni fanno di Scilla la figlia di Forci e di Ecate. La fanciulla era amata da Poseidone. Anfitrite, gelosa, avvelenò l'acqua del lago nel quale si bagnava la sua rivale e la trasformò in un mostro. Il passo pericoloso situato fra Scilla e Cariddi è stato localizzato tradizionalmente nello stretto di Messina per la ragione che Giasone ed Ulisse seguirono verosimilmente quella rotta durante le loro peregrinazioni. Talvolta Scilla viene considerata la personificazione della piovra che vive nelle acque del Mediterraneo e che possiede una testa ed otto tentacoli.
Seppellire i morti era un dovere sacro che gli dei esigevano dagli uomini. Infatti le anime dei morti senza sepoltura non potevano approdare negli inferi : Caronte rifiutava di far loro attraversare lo Stige nella sua barca, ed esse erano condannate ad errare eternamente senza mai trovare riposo. Nel caso in cui l'inumazione non fosse possibile, bastava gettare simbolicamente sul corpo del defunto un pugno di polvere. E' il gesto che fece Antigone con Polinice e che le costò la vita. Certi eroi (quali Ettore o Eracle) avevano diritto agli onori funebri : il loro corpo si consumava in cima ad un rogo, le cui fiamme venivano spente col vino, e le ceneri deposte in un'urna che poi veniva sepolta nella terra.
Nella religione romana Silvano era il nome di una divinità delle selve e delle campagne. Come succedeva a tutte le divinità del mondo antico era venerato ma anche temuto : nelle comunità agricole primitive, infatti, lo spazio che si estendeva oltre le terre coltivate nascondeva molti pericoli, veri o immaginari, e molte calamità potevano parimenti colpire case e raccolti. Ecco perché, prima di dissodare un nuovo terreno, conveniva placare Silvano con una triplice cerimonia che invocava la sua protezione rispettivamente sui confini del terreno stesso, sui pascoli e sulle dimore. Identificato spesso con Pan o con Sileno, Silvano si trova, nella mitologia romana, unito anche al nome di Marte.
Lo Stige era il fiume principale degli inferi. Era anche una divinità femminile, figlia di Oceano e di Teti o, secondo altre versioni, della Notte e delle Tenebre. Si schierò dalla parte di Zeus nella lotta contro i titani e, per ringraziarla, il re dell'Olimpo ne fece la garante dell'inviolabilità dei giuramenti.