Cupido e Psiche. L'amore e la bellezza, una fonte eterna di sogno e di ispirazione che si è espressa in ogni epoca in forme molto diverse.

 Psiche, che significa "anima", è il nome dell'eroina di uno dei più famosi racconti della mitologia romana, riportato nell'Asino d'oro di Apuleio (libri IV-VI). La dea Venere, gelosa della bellezza della principessa Psiche, ordinò a suo figlio Cupido, di avvalersi della sua potenza per far innamorare la fanciulla dell'essere più brutto che esistesse, ma il bellissimo dio dell'amore si innamorò lui stesso di Psiche. Tuttavia, mentre le sue sorelle si erano sposate, nessuno aveva mai chiesto la mano di Psiche, così il padre interrogò un oracolo. La risposta fu spaventosa : la bella Psiche doveva sposare un mostruoso serpente alato, e a tale scopo doveva essere condotta in cima ad una montagna e colà abbandonata. Così fu fatto e la sventurata principessa rimase sola nell'oscurità. ben presto però fu trasportata  in una valle radiosa, dove sorgeva un magnifico palazzo. Alcune voci la guidarono fino ad una camera, dove invisibili ancelle la abbigliarono per la sua prima notte di nozze. Il marito non era certo un mostro, ma non volle rivelare il suo nome e proibì a Psiche di guardarlo.

Un giorno le sorelle si recarono a far visita a Psiche e la spinsero a disobbedire agli ordini del suo invisibile marito. La sera stessa, mentre questi dormiva al suo fianco, Psiche accese una lampada e lo vide per la prima volta : era Cupido, il giovane dio dell'amore di incomparabile bellezza. Tremante di felicità, Psiche lasciò sfuggire dalla lampada una goccia di olio bollente che, cadendo sulla spalla dello sposo addormentato, lo svegliò. Cupido rimproverò a Psiche la sua curiosità e la lasciò per tornare da Venere. La sventurata principessa errò per tutto il paese cercando disperatamente suo marito. Alla fine Mercurio la raggiunse e la portò dinnanzi alla dea dell'amore, sua rivale in bellezza. Psiche era incinta, e la cosa accrebbe il risentimento di Venere, che imprigionò il figlio e ridusse Psiche al rango di schiava. Psiche fu picchiata, privata del cibo e costretta a compiti impossibili. Una volta, per esempio, le fu ordinato di dividere a seconda della grandezza un mucchio enorme di perle mischiate disordinatamente. 

Psiche attraversa lo Stige per obbedire agli ordini di Venere, recando nel mondo sotterraneo il vaso della dea.

Psiche supplica Cerere di aiutarla. Moliere, Corneille e Quinault scrissero in comune una tragicommedia balletto, Psiche, che fu musicata da Lulli.

Le formiche ebbero pietà della giovane donna e fecero loro tutto il lavoro. Un'altra volta Venere le ingiunse di portarle il vello dorato di montoni selvaggi : le canne che crescevano sulla riva del fiume le dissero allora che la sera, estenuati dal calore del sole, i montoni dormicchiavano, e quindi era facile avvicinarli. Quando Venere pretese una giara di acqua gelata della sorgente dello Stige, dove viveva un drago, fu l'aquila dello stesso Giove a svolgere questa missione. Alla fine Venere chiese a Psiche di portare un vaso nel mondo sotterraneo e di consegnarlo a Proserpina affinché quest'ultima vi racchiudesse un pò della sua bellezza, in quanto la dea dell'amore aveva consumato la sua nel curare il figlio. Psiche si mise in cammino al colmo della disperazione, non sapendo dove scoprire l'entrata degli inferi. Vista una torre alta, stava per salirvi per gettarsi nel vuoto, quando la torre stessa le parlò, la confortò e le indicò la strada del mondo sotterraneo. 

Proserpina ricevette Psiche con cortesia, prese il vaso, lo riempì, e la principessa poté tornare nel mondo dei vivi. Dopo tutti i tormenti che aveva sopportato, non riuscì a resistere alla tentazione di aprire quel piccolo vaso e di prendere per sé un pò di bellezza : il vaso era vuoto, e non appena l'ebbe aperto Psiche, presa da un sonno profondo, cadde a terra. Per fortuna Cupido, che ormai non sentiva più gli effetti della bruciatura, riuscì ad eludere la sorveglianza della madre e a ritrovare Psiche. La rianimò, e la fanciulla poté consegnare a Venere il vaso di Proserpina. Poi, senza perdere tempo, Cupido andò da Giove e lo supplicò di aiutarlo. Il re degli dei, ricordandosi di avere sofferto spesso le pene dell'amore, si mostrò molto benevolo e decretò che il matrimonio di Cupido e di Psiche si dovesse celebrare in gran pompa, senza attendere oltre, alla presenza di tutti gli dei dell'Olimpo. Psiche bagnò le labbra in una coppa di nettare e divenne immortale. La gelosia di Venere fu così placata : sua nuora era una dea come lei.

Cupido e Psiche. Questo famoso gruppo è un'incantevole rappresentazione degli amori giovanili.