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Priamo, re di Troia, era figlio di Laomedonte e sposo di Ecuba. Omero e la sua tradizione sono concordi nell'attribuirgli cinquanta figli maschi e dodici figlie femmine, di cui i più famosi (Ettore, Paride, Cassandra, Polissena, Eleno e Polidoro) gli furono dati da Ecuba. Il fatto che Priamo avesse numerose concubine ha fatto pensare ad alcuni storici che nella sua figura sussistano dei tratti di un sovrano orientale. Nell'Iliade gli dei sembrano disposti favorevolmente nei confronti di Priamo, che del resto si dimostra benevolo con tutti, persino con Elena. Ma il destino gli è avverso : Era ed Atena sono sue nemiche, e Poseidone, frustrato da Laomedonte, lo perseguita col suo rancore. L'Iliade narra i particolari della tragica morte di Ettore, risentita crudelmente dal re. Gli oltraggi che Achille fa subire al cadavere dell'eroe troiano portano Priamo alla scena memorabile in cui solo, in piena notte, va supplicante nel campo acheo a chiedere ad Achille il corpo del figlio per potergli celebrare i funerali.
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La morte di Priamo dopo la caduta di Troia non viene riportata nell'Iliade. Ne troviamo la narrazione in un epopea di epoca leggermente più tarda. Quando gli achei invasero la città, Priamo ed Ecuba, accompagnati dalle loro figlie, si rifugiarono nel tempio di Zeus. Ma, scorgendo Neottolemo che stava uccidendo il suo giovane figlio Polite, Priamo impugnò una spada e la lanciò verso Neottolemo, il quale trascinò il vecchio fuori dal tempio e lo uccise. Il corpo di Priamo fu deposto sulla tomba di Achille, dove rimase senza ricevere gli onori funebri e senza sepoltura. |