Paride era figlio del re di Troia, Priamo, e della sua sposa, la regina Ecuba. All'epoca in cui era incinta, Ecuba sognò di partorire una torcia accesa, da cui si propagavano dei serpenti. Consultati, gli indovini dichiararono che bisognava sopprimere il bambino appena fosse venuto al mondo, perché quel sogno era senza alcun dubbio l'annuncio di un disastro. Perciò, quando Paride vide la luce, fu dato a dei pastori perché fosse lasciato morire. Questi però risparmiarono il bambino, che crebbe con loro sul monte Ida. Paride si innamorò della ninfa Enone, che abbandonò quando Afrodite gli promise l'amore della donna più bella del mondo, vale a dire Elena di Sparta. Paride non era solo un giovane di eccezionale bellezza, ma anche un atleta di grande valore. Partecipò a dei giochi organizzati a Troia e batté i figli del re riportando tre premi. Il risentimento dei principi avrebbe potuto costargli la vita se il pastore che l'aveva accolto non avesse rivelato a Priamo la sua vera identità. Nonostante i reiterati avvertimenti degli indovini, il re fu molto lieto di riconoscere suo figlio, che egli aveva creduto morto. Recuperati i privilegi della sua nascita principesca, Paride fu in grado di rapire Elena, e le tragiche profezie si avverarono : a causa di Paride Troia fu distrutta.

 

Omero (Odissea, libro VIII) lascia intendere che Paride morì nel momento in cui gli achei, grazie al cavallo di legno, penetrarono in Troia, perché è nella casa di Deifobo, fratello di Paride, che Menelao va a cercare sua moglie, ma non viene dato nessun particolare preciso. In un'altra versione della leggenda Paride muore per una freccia scoccata da Filottete dopo aver provocato, guidato da Apollo, la morte di Achille con una ferita al tallone.

Il giudizio di Paride, da una coppa greca. Da sinistra si vedono Paride, Ermes, Atena, Era e Afrodite.