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Pan incarna l'esuberante vitalità della natura, ma anche la sensualità brutale e gli istinti selvaggi. In seguito diventerà il simbolo stesso del paganesimo. |
Pan (che significa "il tutto"), generalmente considerato figlio di Ermes, era una divinità molto antica dell'Arcadia. Rappresentato coi piedi e le corna di caprone, i capelli incolti, il naso schiacciato, il corpo villoso e la coda, Pan era il dio delle greggi. Gli era congeniale la natura selvaggia, dove il dio suonava con virtuosismo la siringa (flauto di canne o flauto di Pan). Il suo culto era diffuso in tutta la Grecia. Egli non simboleggiava nessun valore sociale o morale, ma personificava l'istinto. Era una divinità vigorosa e giocosa, l'allegro compagno delle ninfe che danzavano, sempre innamorato e sempre respinto per la sua bruttezza. Gli veniva attribuito il potere di far nascere il panico o paure irragionevoli nelle persone o negli animali isolati in luoghi deserti. Pan appare in una famosa leggenda, più storica che mitologica, che si colloca alla vigilia della battaglia di Maratona. Gli ateniesi mandarono a Sparta un messaggero, Filippide, per chiedere l'aiuto della città contro i persi, loro comuni nemici. Lungo il cammino Filippide si accorse di avere un compagno di strada : era Pan, che l'aveva raggiunto e che lo pregò di riferire agli ateniesi che egli era loro amico. Così, dopo la vittoria, gli ateniesi riconoscenti consacrarono a Pan sull'Acropoli un altare dentro una grotta, dove da quel momento il dio non cessò di essere venerato. |