Figlio di Nauplio e discendente di Poseidone, Palamede divide con Cadmo la gloria di avere inventato alcune lettere dell'alfabeto. A lui è attribuita anche l'invenzione dei dadi. E' un eroe intelligente, più acuto di Ulisse, il quale non gli perdonerà mai di aver scoperto gli stratagemmi con cui cercava di evitare di lasciare Itaca per andare a combattere a Troia. Palamede non viene citato da Omero. Altri narratori ne fanno uno dei capi achei pronti a succedere ad Agamennone. Quando infatti quest'ultimo avrebbe voluto sottrarsi all'obbligo di sacrificare ad Aulide la propria figlia Ifigenia, gli achei minacciarono di prendere appunto Palamede come comandante in capo. Più tardi a Troia, Palamede ridestò l'ostilità di Ulisse riuscendo a procurare del grano agli achei mentre Ulisse non era riuscito a farlo. Ulisse si vendicò in maniera ignobile.

 Sotterrò un sacco pieno d'oro sotto la tenda di Palamede, poi informò Agamennone di avere intercettato una lettera diretta da Priamo a Palamede nella quale si affermava che quell'oro lo ricompensava di aver consegnato gli achei ai troiani. Perquisita la tenda e scoperto l'oro, Palamede fu lapidato dai soldati. Quando conobbe la morte tragica del figlio, Nauplio andò a Troia a chiedere riparazione ai capi achei. Questa soddisfazione gli fu negata. Nauplio allora attese pazientemente l'ora della vendetta che fu terribile. Quando le navi achee tornarono da Troia, Nauplio accese dei fuochi sulle scogliere di fronte alle coste di Eubea. Credendo che si trattasse di un porto, le navi andarono a fracassarsi sulle rocce, causando la morte di molti capi achei.