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Tragedie di Eschilo Le tre opere che compongono l'Orestea furono rappresentate per la prima volta nel 458 a.C. , due anni prima della morte di Eschilo. La prima tragedia della trilogia, Agamennone, rievoca il ritorno del re ad Argo dopo la guerra di Troia. La sua sposa Clitennestra, non gli ha mai perdonato l'uccisione della figlia Ifigenia ad Aulide. Nei lunghi anni di assenza del re, Clitennestra si è consolata con Egisto, cugino di Agamennone. Quando Agamennone ritorna ad Argo, la regina l'accoglie con gli onori dovuti ai conquistatori, ma il re ha portato con sé una prigioniera, Cassandra, la profetessa, figlia dei sovrani di Troia, rimasta nel frattempo sola nel cortile. Cassandra incomincia a predire avvenimenti terribili : il popolo vedrà morire Agamennone e vedrà anche la sua morte, che essa sa inevitabile, e i drammi di quella giornata ne genereranno altri ancora più atroci. Qualche istante dopo si sentono grida di agonia. Il popolo si raduna alle porte del palazzo, che si aprono per mostrare l'esattezza delle predizioni di Cassandra : la fanciulla giace a terra, morta, e Agamennone, avvolto nella porpora, è steso accanto a lei. Davanti a loro si erge Clitennestra, appoggiata ad una spada. Asciugandosi la fronte insanguinata, la donna si rivolge al popolo per giustificarsi del suo delitto. Non ha sofferto lei, come madre, come moglie, come regina ? Sconcertata, esitante, la folla tace di colpo quando appare Egisto, odiato dal popolo. Egli viene per altro a perorare la sua causa. |
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Tutti sanno quanto la famiglia di lui abbia sofferto per colpa del padre di Agamennone : egli ha solo compiuto una giusta vendetta. La folla rifiuta queste spiegazioni e ricorda ad Egisto che il re assassinato ha un erede legittimo. L'eccitazione è al massimo, e solo l'intervento di Clitennestra ristabilisce la calma. Il popolo rimane ostile, ma si disperde. Clitennestra ed Egisto si ritrovano soli sui gradini del palazzo quando la tragedia si chiude. La seconda opera della trilogia si intitola Le coefere (le portatrici di libagioni funerarie) e si svolge sette anni dopo la morte di Agamennone. Clitennestra ed Egisto hanno governato Argo con fermezza, ma il popolo non li ama. Oreste, erede legittimo al trono, è stato portato fuori della città dalla sorella Elettra, preoccupata dalla condotta della madre, già prima della morte del padre. Il ragazzo è al sicuro presso il re della Focide. La fanciulla, ridotta al ruolo di ancella, vive nella speranza del ritorno del fratello, temuto da Egisto e da Clitennestra. La scena inquadra la tomba di Agamennone. Mentre Pilade sorveglia i dintorni, Oreste depone in offerta sulla tomba una ciocca di capelli. Sentendo delle voci, i due giovani si nascondono. Si avvicinano Elettra e le sue ancelle, portando delle coppe di vino che verseranno davanti alla tomba per onorare l'ombra del re morto. L'incontro fra fratello e sorella accresce il loro desiderio di vendetta. Apollo ha ordinato ad Oreste di uccidere l'assassina di Agamennone, ma questo dovere gli fa orrore. Dopo i maltrattamenti subiti, Elettra non prova invece nessuno scrupolo e rafforza la decisione di Oreste, che d'altronde non può sottrarsi alla volontà di un dio. Più tardi Oreste e Pilade si presentano a palazzo come due stranieri che portano notizie di Oreste. I due uomini e il loro seguito vengono ricevuti da Clitennestra. La regina viene a sapere che il figlio è morto. Le ancelle, rimaste nel cortile, vedono la vecchia nutrice dei figli del re uscire dal palazzo. |
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La donna piange Oreste da lei allevato e va a cercare Egisto per annunciargliene la morte. Le ancelle raccomandano alla nutrice di far venire Egisto solo e senza scorta, ed è così che egli appare. Appena entrato nel palazzo, si sentono delle grida atroci, che annunciano l'inizio del massacro. Un servitore di Egisto si precipita nel cortile chiamando aiuto. Egli dà a Clitennestra la notizia della morte del suo amante. La regina allora capisce chi sia in realtà quello straniero arrivato dalla Focide. Oreste e Pilade la raggiungono. Oreste ha in mano una spada grondante sangue. Sembra esitante, e Pilade deve ripetergli gli ordini formali di Apollo. Clitennestra gli ricorda di averlo nutrito col proprio latte. Invano. Suo figlio deve obbedire agli dei. Le ultime parole della regina costituiscono un avvertimento solenne : " Tu potrai anche tagliare la gola a tua madre, è vero, ma come farai a sfuggire alle Erinni ?". Oreste trascina la madre all'interno del palazzo e la uccide. Le ancelle ed il popolo accorrono e scorgono i corpi distesi di Egisto e Clitennestra, ma mentre le loro lodi gli risuonano alle orecchie, Oreste sente passare su di sé il soffio del terrore. Le Erinni sono vicine. Il giovane afferma di aver commesso, si, un delitto, ma si è trattato solo di un atto di giustizia ordinatogli da Apollo. La terza tragedia ha per titolo Le eumenidi (le benevole), nome dato per antifrasi alle temute Erinni per evitare di provocarne la collera. |
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L'azione si svolge a Delfi, davanti al santuario di Apollo, dove Oreste si è recato per sfuggire alle Erinni. Queste però lo hanno raggiunto e si sono radunate intorno a lui, che giace a terra esausto. Apollo autorizza l'uccisore a recarsi ad Atene per giustificarsi del suo delitto. Lo giudicherà un tribunale presieduto da Atena. Durante il viaggio sarà scortato e protetto da Ermes. Il tribunale, composto dai cittadini ateniesi, si riunisce sull'Aeropago sotto la presidenza di Atena. Apollo sembra essere sotto accusa alla stessa stregua di Oreste. Il dio è schiacciato da pesanti accuse proprio come il principe. I giudici dovranno decidere secondo la loro coscienza, dichiara il più anziano degli ateniesi, senza paura della volontà di Zeus, di cui Apollo assicura di avere eseguito gli ordini. I pareri dei giudici sono divisi in parti uguali. Col suo voto Atena dichiara Oreste innocente. |
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