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Libro X
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Circe tramuta in porci i compagni di Ulisse |
Ulisse ed i suoi amici piangono i loro compagni morti, poi riprendono il mare e arrivano all'isola galleggiante dove dimora Eolo, re dei venti. Per aiutare quei navigatori, Eolo chiude in un otre di cuoio, che poi affida ad Ulisse, tutti i venti contrari, e lascia libera soltanto una brezza favorevole, che spingerà gli achei verso Itaca. Ulisse carica a bordo il prezioso otre, spiega la vela e non lascia il timone né di giorno né di notte. Dopo dieci giorni di navigazione avvista finalmente le sponde di Itaca e si addormenta, ma ahimè , i suoi compagni, immaginando che l'otre di cuoio contenga un tesoro donato da Eolo, decidono di aprirlo approfittando del sonno di Ulisse : i venti contrari si scatenano fuori dall'otre e sospingono le navi lontano da Itaca verso le Eolie. Qui il dio dei venti, adirato, respinge Ulisse e gli rifiuta il suo aiuto. Abbattuti, demoralizzati, Ulisse ed i suoi compagni riprendono il mare. Dopo sei giorni di navigazione, approdano nell'isola dei lestrigoni. Undici delle dodici navi entrano nel porto, ma Ulisse, reso circospetto dalle precedenti avventure, decide di ormeggiare la sua imbarcazione in un'ansa fuori mano. Questa diffidenza gli salva la vita, poiché i lestrigoni si nutrono di carne umana. Dall'alto delle scogliere essi gettano grossi massi sulle navi ancorate nel porto, poi trafiggono a colpi di lancia i marinai prima di divorarli. Ulisse riesce in tempo a levare gli ormeggi della propria nave e a fuggire. Con la flotta ridotta a una sola nave, il cui equipaggio è sopraffatto dal dolore, Ulisse arriva alla fine all'isola di Eea. Coperta da una fitta foresta, l'isola sembra disabitata. Salito su una roccia, Ulisse vede una valle, al centro della quale si erge un palazzo. |
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Una metà del piccolo drappello viene mandata in ricognizione, mentre gli altri marinai rimangono a bordo. Gli esploratori vedono degli strani animali che errano attorno al palazzo : leoni, orsi e lupi che, lungi dall'attaccare i visitatori, tengono a dimostrare la loro amicizia, come cani festosi al ritorno del loro padrone. All'interno del palazzo risuona una voce melodiosa. Dopo un pò i marinai vedono venire verso di loro la signora del palazzo, la bella Circe dai capelli scuri, la maga Circe, figlia di Elio. Tutti i marinai entrano dietro di lei nel palazzo : tutti tranne uno, Euriloco, il capo di quel piccolo gruppo, preoccupato dal comportamento insolito degli animali selvatici che li hanno accolti. Euriloco vede Circe offrire cibo e vino ai suoi compagni, e subito, sotto i suoi occhi inorriditi, questi si trasformano in porci. Circe li fa uscire immediatamente dal palazzo, li spinge verso una stalla e getta loro sdegnosamente delle ghiande. Euriloco ritorna di corsa verso la nave per avvertire Ulisse. Sdegnando gli avvertimenti dei suoi amici, questi si dirige verso il palazzo di Circe, armato della propria spada. Lungo il cammino incontra Ermes. Il giovane dio lo mette in guardia contro i sortilegi della maga e gli dà un'erba magica che annullerà gli effetti dei malefici di Circe. Dopo aver mangiato quell'erba, Ulisse entra nel palazzo e accetta l'ospitalità della maga. |
Contro i malefici della maga Circe non serve a nulla essere coraggiosi |
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Ulisse e Circe. La maga ha in mano la bacchetta che le permette di esercitare i suoi poteri. |
Beve il vino che lei gli versa e sorride del suo stupore quando lo tocca con la sua bacchetta senza nessun risultato. Ulisse allora estrae la spada e la punta minacciosa verso la maga. Circe riconosce di avere di fronte chi è più forte di lei e restituisce la loro forma umana non solo ai marinai di Ulisse, ma anche agli altri prigionieri che erano stati trasformati in bestie feroci. Invitati al palazzo, Ulisse e tutti i suoi compagni prolungheranno di un anno quel soggiorno incantato. Tuttavia, cedendo alle istanze dei suoi amici, l'eroe decide di lasciare l'isola di Eea e i suoi raffinati piaceri. Ulisse chiede a Circe di mantenere la promessa e di indicargli la via migliore per arrivare a Itaca, e rimane deluso quando la maga gli consiglia di visitare prima gli inferi e di consultarvi l'ombra dell'indovino Tiresia : sarà lui a indicargli quello che deve fare. La nave solitaria ed il suo equipaggio ripartono ancora una volta, lasciandosi dietro uno dei marinai, Elpenore, il quale, avendo bevuto più del dovuto, si è addormentato sul tetto del palazzo e al momento della partenza è caduto dall'alto della terrazza, morendo sul colpo. |
Libro XI
Attenendosi alle istruzioni di Circe, Ulisse arriva ai confini del mondo, nel regno delle ombre. Tiresia gli annuncia che egli riuscirà a tornare in patria sano e salvo, ma che dovrà stare attento a non attirarsi l'ira degli dei, soprattutto nell'isola di Trinacria. Prima o poi Ulisse sarà costretto a placare Poseidone, e Tiresia gli indicherà i riti opportuni, ma fino a quel momento l'eroe non dovrà mai dimenticare che Poseidone è suo nemico. Tiresia predice inoltre a Ulisse che troverà il suo palazzo in preda al disordine, ma che morirà in età avanzata, sulla terra ferma. L'ombra di Anticlea, madre di Ulisse, ragguaglia l'eroe sulle sventure che opprimono Penelope e Telemaco. Altre ombre vengono a conversare con Ulisse : quelle di Elpenore, di Agamennone e di Achille, mentre quella di Aiace rifiuta di parlargli. Ulisse assiste all'eterno castigo di Tantalo, di Sisifoe del gigante Tizio, ma quando la folla dei morti sconosciuti si accalca intorno a lui, Ulisse lascia in fretta il soggiorno delle ombre.
Libro XII
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La nave di Ulisse ritorna nell'isola di Eea, dove finalmente l'eroe, come aveva promesso, può dare una degna sepoltura ad Elpenore. Prima della loro partenza Circe mette in guardia Ulisse contro i sortilegi delle sirene, contro i pericoli di Scilla e Cariddi e contro quelli dell'isola del Sole. Per evitare che i suoi marinai vengano attirati dal canto melodioso delle sirene, Ulisse fa loro colare cera nelle orecchie. Lui invece si fa legare saldamente all'albero della nave, e nonostante le sue preghiere i suoi compagni non lo sciolgono, ma continuano a remare senza fermarsi in quei luoghi pieni di minacce, testimoniate dai numerosi scheletri adagiati sugli scogli. Tuttavia perdono sei uomini nello stretto che separa Cariddi da Scilla, e ci vuole loro un coraggio sovrumano per sfuggire al mostro che attende al varco i visitatori (vedi Argonautiche, libro IV). Alla fine giungono sull'isola di Trinacria, dove pascolano gli armenti del Sole. Seguendo prudentemente i consigli di Circe e dell'indovino Tiresia, Ulisse ordina ai suoi uomini di proseguire la rotta e di non approdare nell'isola, dove ci sono da temere molti pericoli. Essi sono così stanchi, così deboli che l'eroe cede alle loro suppliche e li autorizza ad accostarsi all'isola per mettersi al coperto, ma fa loro promettere di obbedire ai suoi ordini e di accontentarsi del cibo che ha dato loro Circe. |
" Oh non consolarmi della morte inclito Ulisse" dice l'ombra di Achille a chi era stato suo compagno di lotta. |
Alla fine, sfinito, Ulisse si addormenta. Quando si sveglia, è colpito da un odore di carne arrostita. Guidati da Euriloco, i marinai gli hanno disobbedito e hanno ucciso, per mangiarli, i buoi bianchi di Iperione, il dio del Sole. Disperato, Ulisse vede le spoglie degli animali, sente i muggiti di quelli ancora vivi. Si alza un vento violento, che rende impossibile riprendere il mare, e per sei giorni l'eroe, impotente, vede i suoi uomini pascersi dei buoi sacri. Essi ignorano che il loro destino è segnato : Iperione si è lamentato con Zeus del loro sacrilegio. Quando il vento si placa, Ulisse può lasciare l'isola del Sole. La nave è già al largo quando Zeus scatena un uragano che la riduce in pezzi. Solo Ulisse sfugge al naufragio ed alla fine tocca le sponde dell'isola di Ogigia dove risiede la ninfa Calipso.