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Per resistere al richiamo delle sirene, Ulisse si è fatto legare all'albero della nave, dopo aver fatto colare cera nelle orecchie dei suoi marinai. |
Poema epico di Omero che narra le avventure di Ulisse dopo la caduta di Troia, il suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca e il modo in cui l'eroe ristabilì l'ordine nel suo regno minacciato da alcuni pretendenti usurpatori. E' opinione generale che l'Odissea sia posteriore all'Iliade ma, sebbene il comportamento degli dei appaia diverso nell'una e nell'altra opera, i due poemi appartengono senza ombra di dubbio allo stesso autore. Nell'Odissea Ulisse, già protetto da Atena nell'Iliade, sarà favorito senza posa dalla dea, ma sarà vittima dell'ira di Poseidone, che nell'Iliade sosteneva gli achei nel loro insieme. Alla stessa stregua, Ulisse si attirerà il malvolere di Elio, ma in entrambi i casi si tratterà del risultato di un'offesa ben precisa, per la quale l'eroe verrà debitamente punito. L'azione dell'Odissea copre un periodo di tempo piuttosto breve, che non supera le sei settimane, anche se in questo arco di tempo piuttosto ridotto vengono ricordate le avventure dei dieci anni precedenti. Quando alla fine raggiungerà Itaca, Ulisse ne sarà stato lontano diciannove anni (libro II). Ora ha una quarantina d'anni e i capelli castani. |
Libro I
Il poema si apre con l'assemblea degli dei riuniti sull'Olimpo per rievocare la sorte dei capi achei dopo la caduta di Troia. Atena coglie l'occasione per ricordare a suo padre Zeus le tribolazioni di Ulisse, che non è ancora ritornato nella sua patria. La guerra è finita già da dieci anni, ma Ulisse, dopo tante peripezie, è tenuto prigioniero nell'isola di Ogigia dalla bella ninfa Calipso. Zeus le risponde che suo fratello Poseidone, è stato offeso da Ulisse per quanto ha fatto al ciclope Polifemo, ciò nonostante, egli manderà Ermes a Ogigia, e Calipso sarà costretta a lasciar ripartire l'eroe. Quanto ad Atena, ella si recherà ad Itaca, dove solleciterà Telemaco a mettersi alla ricerca del padre. Travestita da capo di una tribù, Atena si presenta sotto il nome di Mentes nella casa di Ulisse. I principi del vicinato che aspirano ad impadronirsi del regno di Itaca fanno la corte alla regina Penelope, sperando col matrimonio di salire sul trono. Penelope non vuole ammettere che Ulisse sia morto. Telemaco accoglie il nuovo arrivato e l'invita a palazzo. Qui gli indica per nome i proci, gli importuni pretendenti che con le loro pretese e con la loro pigrizia impoveriscono il regno. Atena spinge Telemaco a mettersi alla ricerca del padre. Forse Nestore, re di Pilo, e Menelao, re di Sparta, compagni di Ulisse durante la guerra, sapranno qualche cosa, e se Ulisse è morto veramente, è meglio averne la certezza. Sempre sotto le mentite spoglie di Mentes, Atena lascia Telemaco deciso ad agire.
Libro II
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Telemaco convoca l'assemblea del popolo e rimprovera ai proci la loro cupidigia e la loro ingerenza negli affari del regno. Uno di essi, Antinoo, gli fa notare che Penelope non ha mai rifiutato chiaramente nessuno dei suoi pretendenti. Ha chiesto semplicemente di lasciarle tempo di finire la tela che sta tessendo, destinata a fare da sudario a Laerte, il vecchio padre di Ulisse. Sono passati quattro anni da quando ha incominciato questo lavoro, e adesso si scopre che ogni notte Penelope disfa tutto quello che ha fatto durante il giorno. Se Penelope fosse tornata dal padre Icario, avrebbe trovato un nuovo sposo e la questione si sarebbe risolta, ma non lo ha fatto, ed è per questo che tutti i proci attendono che finalmente essa prenda una decisione, dal momento che il trono è vacante. Telemaco li avverte : forse dovranno pagare un prezzo terribile per la loro avidità. Nel frattempo Atena, nei panni di Telemaco, arruola venti compagni fedeli, trova una nave e dà poi al giovane principe il consiglio di comportarsi da principe fra i re. |
L'astuzia di cui da prova Penelope per tenere a bada i proci, ne fa la degna sposa del più astuto dei greci. La tela che Penelope tesse di giorno, viene da ella disfatta di notte. |
Libro III
La nave approda a Pilo, sull'altra sponda del mar Ionio. Atena (questa volta nei panni di Mentore, amico devoto di Ulisse e consigliere del giovane Telemaco) fa parte dell'equipaggio, che viene accolto calorosamente da Pisistrato, figlio di Nestore. Il re di Pilo è molto vecchio, ma non ha perso niente della sua vivacità di spirito. Egli rievoca i lunghi anni passati davanti a Troia, loda il coraggio ed il buon senso di Ulisse in termini commoventi, e dà a Telemaco molti particolari sulla sorte degli altri capi achei : Agamennone, Diomede, Filottete e Menelao. Conclude assicurando il giovane che Atena non avrà certo lasciato morire un re come Ulisse, a cui tanto spesso ha testimoniato la propria benevolenza. Del resto la dea si manifesta in quel preciso momento sotto forma di una grande aquila di mare che vola verso la nave di Telemaco. Nestore si rallegra per il giovane e l'assicura che tutto avrà buon fine. Quindi manda a cercare anche i compagni di Telemaco e invita tutti nel suo palazzo per un banchetto in loro onore. Telemaco divide il letto con il giovane principe Pisistrato, che l'indomani accompagna il figlio di Ulisse a Sparta.
Libro IV
A Sparta, il re Menelao festeggia l'imminente matrimonio della figlia Ermione con Neottolemo, insieme a quello del figlio Megapente con la figlia di Alettore. Telemaco e Pisistrato rimangono strabiliati di fronte alla magnificenza del palazzo reale.
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Ermes chiede a Calipso di lasciare libero Ulisse, che la ninfa trattiene sulla sua isola da sette anni. |
Menelao spiega loro di aver accumulato tutte quelle ricchezze nei sette anni del suo viaggio di ritorno da Troia. Elena, sempre tanto bella, si unisce a loro. Colpita dalla somiglianza di Telemaco con Ulisse, racconta come avesse riconosciuto quest'ultimo mentre, travestito da mendicante, si aggirava per le strade di Troia per spiare le mosse dei suoi abitanti, come lo avesse aiutato, e come Ulisse fosse riuscito a fuggire. Telemaco supplica Menelao di dargli notizie del padre. Menelao racconta allora una lunga storia. Mentre le condizioni avverse di tempo lo trattenevano in Egitto, egli aveva sorpreso addormentato il vecchio dio marino Proteo, e lo aveva costretto a rivelargli il modo di far levare un vento favorevole che gli permettesse di tornare in patria. Per questo dovette lottare col dio, che aveva la facoltà di trasformarsi in qualsiasi forma, ma alla fine ne ebbe la meglio. Proteo lo mise allora al corrente di molte cose : del destino di Aiace di Locri, dell'assassinio di Agamennone e soprattutto del rifugio di Ulisse, trattenuto nell'isola di Calipso senza la minima possibilità di prendere il mare e fuggire. A queste notizie Telemaco desiderava vivamente ripartire per Itaca. Nel frattempo i pretendenti di Penelope, riuniti ad Itaca, progettano di tendere un agguato a Telemaco per ucciderlo non appena il giovane rimetterà piede ad Itaca. Medonte, l'araldo, sorprende la loro conversazione e si affretta ad avvertire Penelope del complotto. La regina, disperata, rivolge una preghiera ad Atena, la quale le promette che suo figlio ritornerà. |
Libro V
Obbedendo agli ordini di Zeus, Ermes arriva intanto ad Ogigia e ingiunge a Calipso di permettere ad Ulisse di lasciare l'isola per ritornare ad Itaca. La bella ninfa è ad un tempo triste e adirata : non è forse stata lei a salvare la vita ad Ulisse, quando scoprì l'eroe allo stremo delle forze, aggrappato all'albero di una nave ?
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E ora che lei lo ama, gli dei dell'Olimpo vorrebbero separarla da lui ! Ma pur essendo una dea, Calipso è costretta a cedere. La ninfa dà dunque ad Ulisse i mezzi per costruirsi una nave e gli indica dove trovare gli alberi più solidi. In capo a cinque giorni Ulisse è pronto a partire su una zattera. Calipso gli dà viveri, e l'eroe la lascia a cuor leggero, felice di poter tornare ad Itaca, ma durante la navigazione lo vede Poseidone. Il dio del mare, che desidera vendicarsi di Ulisse avendo questi accecatogli il figlio Polifemo, scatena una violenta tempesta. La dea marina Leucotea viene in aiuto ad Ulisse, dandogli il suo velo. Mettendolo intorno alla vita, Ulisse sarà sicuro di non annegare mai. Però non dovrà avere indosso nessun'altra veste, e toccando terra dovrà gettare di nuovo il velo in mare. La tempesta infuria con accresciuta violenza : Ulisse ha appena il tempo di togliersi le vesti e di cingersi col velo. Tramortito, l'eroe viene spinto su una costa rocciosa e deve raccogliere tutto quello che gli resta delle sue forze per evitare di essere sfracellato sugli scogli. Alla fine raggiunge la foce di un fiumicello e, sfinito, si addormenta. |
Ulisse sfugge al naufragio grazie a Leucotea, la benevola dea della schiuma marina bianca, che ha il potere di calmare i flutti. |
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