Figlia di Alcinoo, re dei feaci, e della regina Arete. Seguendo un suggerimento datole in sogno da Atena, dea protettrice di Ulisse, la principessa va con le sue ancelle ai bordi di una piccola cala per lavare. Messi i panni ad asciugare, le fanciulle si mettono a giocare a palla. Quando vedono un uomo nudo, irsuto, uscire da un cespuglio, tutte si ritraggono impaurite. Soltanto Nausicaa accoglie con grazia quell'infelice che implora la sua pietà, quello straniero mandato dagli dei. Gli fa dare delle vesti e gli indica la strada che porta alla dimora di suo padre. Alcinoo riceverà calorosamente il naufrago e gli metterà a disposizione una nave che lo ricondurrà ad Itaca.

 

Figlio di Tiro e di Poseidone, fratello gemello di Pelia, Neleo divenne re di Pilo. Sposò Clori, che gli diede una figlia, Pero, e dodici figli, fra i quali è noto soprattutto Nestore di cui Omero parla sia nell'Iliade che nell'Odissea. In una delle versioni dei miti consacrati ad Eracle, Neleo incorre nell'ira dell'eroe rifiutando di purificarlo ritualmente dopo l'uccisione di Ifito. Suo figlio Nestore, che si era mostrato equo nei confronti di Eracle, fu l'unico ad essere risparmiato dalla furia dell'eroe quando questi partì in guerra contro Pilo, dove uccise non solo Neleo, ma anche gli altri suoi figli.

 

Nemesi, figlia della Notte, era nel medesimo tempo un'astrazione e una divinità. Era la personificazione della vendetta degli dei e dell'inevitabile punizione di ogni cattiva azione. Era anche una dea, onorata nel suo santuario di Ramnunte nell'Attica. Zeus era innamorato di Nemesi, che però rifiutava i suoi favori, e per sfuggirgli si tramutò in oca selvatica. Zeus a sua volta si trasformò in cigno e la raggiunse a Ramnunte, dove Nemesi depose un uovo e lo abbandonò. Tuttavia un pastore lo scoprì e lo portò alla regina di Sparta, Leda, sposa di Tindaro, che lo tenne al caldo o, secondo alcune versioni, lo mise in un cofanetto. Da quell'uovo nacque la bella Elena.

 

Neottolemo era figlio di Achille e di Deidamia, figlia del re di Sciro. Dopo la morte di Achille, Ulisse andò a Sciro per cercare Neottolemo e portarlo a Troia a combattere. Il figlio dell'eroe si dimostrò degno del padre. Fu uno dei guerrieri che, nascosti nel cavallo di legno, penetrarono di sorpresa nella cittadella troiana. Dopo la caduta di Troia, Neottolemo si vide attribuire nella sua parte di bottino Andromaca, la vedova di Ettore. Questi sono i fatti narrati da Ulisse all'ombra di Achille nell'Odissea (libroXI). Neottolemo appare anche nelle opere dei grandi poeti tragici. Nel Filottete di Sofocle la sua presenza all'assedio di Troia è la condizione determinante per ottenere la vittoria. Per vincere però egli deve entrare in possesso dell'arco e delle frecce di Eracle. Ecco perché si reca nell'isola di Lemno a trovare Filottete, che possiede le armi dell'eroe. Secondo Euripide (nella tragedia Andromaca) Neottolemo venne ucciso a Delfi, dove era andato per consultare l'oracolo, da Oreste, a cui aveva tolto Ermione. Tutte le versioni concordano nel localizzare a Delfi la fine di Neottolemo, che fu sepolto presso il santuario di Apollo, dove ricevette anche gli onori divini.

 

Nereo, il vecchio dio marino, era secondo Esiodo, figlio di Ponto e padre delle nereidi, delle quali si conosce soprattutto Teti. Le sue funzioni erano diverse da quelle di Poseidone, che era una divinità più recente e le cui prerogative erano più vaste. Nereo aveva il dono di prevedere l'avvenire e il potere di trasformarsi in ogni tipo di animale.

 

Nike era la personificazione della vittoria. Esiodo, il primo a menzionarla, la presenta come figlia del titano Pallante. Zeus le rese grazie per la parte da lei sostenuta nella lotta fra gli dei e i giganti. Il suo santuario più celebre si trovava ad Olimpia.

 

Figlia di Tantalo, Niobe sposò Anfione, che le diede dodici figli, sei maschi e sei femmine, di cui la donna era fin troppo orgogliosa, tanto da avere l'ardire di proclamarsi superiore a Leto, che aveva soltanto un maschio ed una femmina, vale a dire Apollo ed Artemide. Furiosi, il dio e la dea fecero morire tutti i figli di Niobe, che rimasero senza sepoltura per nove giorni, in quanto Zeus aveva mutato in pietre tutti gli abitanti del paese. Niobe rimase a piangere i suoi figli finché non fu trasformata anche lei in una statua di marmo sul monte Sipilo nella Lidia. Il decimo giorno furono gli dei stessi a seppellire i fanciulli. Questi fatti sono narrati da Achille a Priamo nell'Iliade (libro XXIV).

 

Prima della comparsa degli dei esisteva soltanto il Caos, simbolo del vuoto, vale a dire dello spazio incommensurabile. Secondo Esiodo, Notte, figlia del Caos, personificava appunto la notte, mentre suo fratello Erebo, rappresentava l'oscurità del mondo infernale, la morte. Notte generò Etere ed Emera, la luce ed il giorno, nonché numerose divinità astratte, fra cui il destino (Moire), la discordia (Eris), il sonno (Ipno) e la vendetta degli dei (Nemesi).

 

Secondo la tradizione, Numa Pompilio fu il secondo re di Roma, il successore di Romolo. Gli vengono attribuite date precise : 715-673 a.C. Plutarco scrisse la storia della sua vita, ma è impossibile dire quanto di quella storia sia vero e quanto sia leggenda. Plutarco ricorda che gli archivi della città andarono distrutti quando Roma fu messa a sacco dalle truppe galliche. Secondo lui, Numa Pompilio era di origine sabina e fu un re eletto. Per i romani l'epoca del regno di Numa Pompilio era una sorta di età dell'oro. Essi gli attribuivano tra gli altri meriti la fondazione delle loro istituzioni.