Mida era un re della Frigia le cui avventure ci sono state narrate da Ovidio. Fra i seguaci di Dioniso si trovava un vecchio satiro, Sileno. Dei contadini frigi lo scoprirono un giorno in un bosco mentre dormiva il sonno dell'ebbrezza e lo condussero dal loro re, che era istruito nei misteri del dio del vino. Mida riconobbe in lui uno dei compagni di Dioniso e lo trattò con ogni riguardo. Poi lo riportò da Dioniso, e il dio riconoscente offrì al re di esaudire un suo desiderio. Mida chiese a Dioniso di poter convertire in oro tutto quello che toccava. Il divino benefattore lo esaudì, pur non approvando minimamente la scelta del re. Mida ritornò al suo palazzo mettendo alla prova lungo la strada il potere che gli era stato concesso. Le pietre si mutavano in oro, una tela di ragno divenne un raffinato merletto di oro fino. Poi Mida si sedette a tavola, lieto della sua buona fortuna, ma non tardò molto ad accorgersi dell'errore che aveva commesso.

 Chi avrebbe potuto nutrirsi infatti di pane d'oro o dissetarsi con acqua d'oro ? E cosa sarebbe successo se mai avesse posato la mano su uno dei suoi figli ? Pieno di umiltà, Mida supplicò disperatamente Dioniso di liberarlo da quel potere fatale.Colpito dalla sincerità del re, che si pentiva amaramente della sua stupida cupidigia, il dio gli rispose immediatamente. Consigliò a Mida di recarsi alla sorgente del Pactole, un fiume che scorreva vicino alla città di Sardi, e di immergersi nelle sue acque gorgoglianti. Fu così che il re Mida perse i suoi poteri straordinari.