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Meleagro, l'uccisore del sanguinario cinghiale di Calidone, fu vittima del risentimento di Artemide e dell'amore per Atalanta, ma anche del suo temperamento brutale e vanitoso. |
Discendente di Eolo, figlio di Elleno, Meleagro era l'erede del re di Calidone, Oineo. Sette giorni dopo la sua nascita, le Moire erano apparse a sua madre Altea e le avevano detto che il bambino sarebbe vissuto finché fosse durato un tizzone che ardeva sul fuoco, perciò la madre, appena le Moire si furono allontanate, prese il tizzone, lo spense e lo nascose in un luogo sicuro. Meleagro quindi diventò grande in pace, ma suo padre Oineo era incorso nell'ira di Artemide, poiché durante i suoi sacrifici annuali aveva dimenticato di onorare la dea della caccia. Per punire l'affronto, Artemide aveva mandato a Calidone un cinghiale sanguinario. Questo mostro devastava i raccolti ed assaliva sia le greggi che gli uomini. Deciso di sopprimere il mostro, Meleagro inviò degli araldi in tutte le città della Grecia per chiedere a quanti ne avessero avuto il coraggio di partecipare con lui alla caccia del cinghiale. Chiunque fosse riuscito ad ucciderlo avrebbe ricevuto, a testimonianza della sua bravura, la pelle e le zanne dell'animale. Dopo breve tempo si trovarono radunati a Calidone moltissimi giovani : Castore e Polluce, Idas e Linceo, Teseo, Piritoo, Giasone, Nestore, Peleo, Anfiarao, Telamone e i fratelli di Altea. A questi era venuta ad aggregarsi una fanciulla, Atalanta, la vergine cacciatrice. Artemide, presente ed invisibile fra i cacciatori, era ben decisa ad inasprire la situazione. |
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Di fatto Meleagro fu lo strumento involontario dei drammi che funestarono la caccia. Pur essendo già sposato con una delle figlie di Idas, egli si innamorò di Atalanta. Quando il cinghiale, braccato da tutti i cacciatori, si trovò finalmente alle strette, Atalanta fu la prima a colpirlo, ma l'animale aveva già ucciso parecchi giovani eroi. Anfiarao riuscì ad accecarlo con una freccia ben indirizzata, e il colpo di grazia fu dato infine da Meleagro. La pelle e le zanne del cinghiale spettavano quindi di diritto a Meleagro, il quale però si era talmente infatuato di Atalanta da insistere perché i trofei venissero consegnati a lei. Tutti i cacciatori se ne sentirono offesi, i suoi zii lo biasimarono per la sua follia. Meleagro andò su tutte le furie : scoppiò una lite violenta, e il giovane principe uccise i suoi due zii. Queste stupide uccisioni ebbero delle conseguenze fatali per Meleagro. Quando sua madre, Altea, vide il corpo dei suoi fratelli morti e seppe che essi erano stati uccisi dal figlio, corse a cercare il tizzone che aveva nascosto alla nascita di Meleagro. Lo gettò sul fuoco e, mentre esso si consumava, Meleagro morì. |
Dopo la morte di Meleagro, che essa stessa aveva provocato, Altea non poté sopportare il rimorso che la opprimeva e si tolse la vita. |