Il personaggio di Medea, di cui Apollonio Rodio nelle Argonautiche descrive la passione e i rimorsi con rara acutezza psicologica, è di grande originalità nella letteratura greca dell'antichità.

 Incantatrice regale della Colchide, Medea era figlia del re Eete e nipote di Circe, la maga dell'Odissea. Era e Atena ordinarono ad Eros di far innamorare di lei Giasone affinché Medea potesse aiutarlo a conquistare il vello d'oro. Il desiderio delle due dee fu esaudito, e Giasone ripartì verso Argo con il vello d'oro e Medea che sposò durante il lungo viaggio di ritorno. Quando, dopo numerose avventure narrate nelle Argonautiche, Giasone e la sua sposa misero piede a Iolco, il primo pensiero di Medea fu quello di far morire Pelia, il re che aveva usurpato il trono di Giasone, e finse di voler mostrare alle figlie del vecchio re come rendere la giovinezza al padre.  A questo scopo tagliò un montone in tredici parti e mise il tutto a bollire in un paiolo pieno di erbe magiche. Ne uscì un agnello. Le principesse, convinte di riuscire nella loro impresa, tagliarono le membra di Pelia e le fecero bollire, ma Medea aveva nascosto le erbe essenziali, e Pelia non ritornò più in vita. Questo delitto sconvolse gli abitanti di Iolco e il figlio di Pelia, Acasto, non fece nessuna fatica a convincere il popolo a bandire Giasone e Medea, che dovettero fuggire. I due si diressero verso Efira, nei pressi di Corinto. Giasone fece incagliare la nave Argo nell'istmo di Corinto come offerta a Poseidone. Il vello d'oro fu appeso nel tempio di Zeus ad Orcomeno. Giasone e Medea vissero per un certo tempo a Corinto coi loro due figli, ma Medea rimase sconvolta quando seppe che Giasone, non potendo più sopportare di essere considerato un proscritto, aveva deciso di separarsi da lei e di sposare la figlia del re di Corinto.  Vedendosi respinta senza pietà, Medea che essendo straniera non godeva di nessun diritto nell'Ellade, si vendicò in maniera cruenta uccidendo Glauce, la principessa corinzia, e togliendo la vita ai suoi figli. Poi fuggì ad Atene dal re Egeo, che le aveva promesso asilo. Il soggiorno ad Atene fu caratterizzato da un'atmosfera di calma e di pace fino all'arrivo di Teseo, venuto a farsi riconoscere dal padre Egeo e ad assicurare i propri diritti alla successione. Medea, temendo di perdere il proprio ascendente su Egeo, persuase il re che Teseo non era che un avventuriero desideroso di impadronirsi del suo trono. Egeo lasciò che Medea preparasse per Teseo una coppa di vino avvelenato, ma poi riconobbe il figlio dalla spada che questi portava e strappò in tempo la coppa dalle mani della maga. Medea fu costretta a fuggire anche da Atene.