
Iacco era un dio greco di cui non sappiamo quasi niente se non che era onorato durante la celebrazione dei misteri eleusini. A volte viene presentato come figlio di Demetra, a volte di Persefone oppure di Dioniso. Alcuni narratori avanzano che egli fosse noto soltanto agli iniziati, di cui conduceva la processione ad Eleusi, danzando con una torcia in mano.
Icario era un ateniese che diede ospitalità a Dioniso quando il dio ritornò in Grecia dopo l'esilio. Per ringraziarlo, Dioniso gli rivelò il segreto di fare il vino. Icario offrì quella bevanda sconosciuta ai suoi vicini, ma questi purtroppo si ubriacarono e, credendo si essere stati avvelenati, si vendicarono uccidendolo. La figlia di Icario, Erigone, che cercava di ritrovarlo, fu guidata verso di lui dall'abbaiare del suo cane. Per la disperazione Erigone si uccise, impiccandosi. La siccità si abbatté sulla regione. Aristeo, su consiglio di suo padre Apollo, istituì una festa in onore di Icario e di Erigone e la siccità ebbe finalmente termine.
Secondo Esiodo, Idomeneo era figlio del re Minosse ed era uno dei pretendenti alla mano della bella Elena. Secondo Omero, egli era anche re di Creta e guidò una flotta di 80 navi all'assedio di Troia (Iliade, libro II). Pur essendo uno dei più vecchi fra i capi achei, il suo valore non fu da meno di quello dei giovani nello scontro violento che si accese quando Ettore attaccò le loro navi. Una versione posteriore narra che al ritorno da Troia le sue navi furono sorprese da una violenta tempesta. Idomeneo giurò di sacrificare a Poseidone, se questi lo avesse fatto sbarcare sano e salvo a Creta, il primo essere vivente che avesse incontrato toccando terra. Il caso volle che per primo Idomeneo incontrasse il figlio, che era lì sulla riva per accogliere il padre. Secondo alcune versioni Idomeneo mantenne il giuramento, mentre secondo altre ricorse allo stratagemma di simulare il sacrificio. Comunque siano andate le cose, nel suo regno scoppiò una pestilenza e il suo popolo si rivoltò contro di lui. Idomeneo fu quindi costretto a fuggire dal paese e si rifugiò in Italia, dove morì. Il dramma di Idomeneo ispirò a Mozart un'opera : Idomeneo re di Creta. La valenza di quest'opera risiede soprattutto nella grandezza lirica dei suoi cori.
L'Idra di Lerna (città dell'Argolide), mostruoso serpente a nove teste, fu generata insieme a Cerbero ed alla Chimera da Tifone e da Echidna. Per compiere la sua seconda fatica, Eracle dovette ricorrere all'aiuto del nipote Iolao. Armato di un tizzone ardente, questi bruciava il collo del mostro ogni volta che Eracle gli tagliava una testa, affinché non gliene spuntasse un'altra. Una volta uccisa l'idra, Eracle immerse nel suo sangue, che era un potente veleno, la punta delle sue frecce, in modo da rendere inguaribili le ferite che esse procuravano.
Figlio di Eurito, re di Ecalia, Ifito, fratello di Iole, fu come suo padre un abilissimo arciere. Pur avendo preso le parti di Eracle quando questi concorse per avere la mano di Iole, Ifito morì vittima della follia dell'eroe. L'arco che Ifito maneggiava con tanta maestria era stato dato ad Eurito da Apollo in persona, e a sua volta Ifito ne aveva fatto dono ad Ulisse. Tornato ad Itaca, Ulisse, l'unico capace di tendere quell'arco divino, se ne servì per sconfiggere i pretendenti della propria sposa Penelope.
Secondo Esiodo, Ilizia era figlia di Zeus e di Era. Era una dea con attribuzioni ben precise ma una mitologia quasi inesistente. Essa appare nelle narrazioni particolareggiate della nascita di Eracle e di quella dei divini gemelli di Leto : Apollo e Artemide. Si trattava verosimilmente di una divinità preolimpica e a volte anche plurale sotto la penna dei poeti, che la chiamavano " le Ilizie". Talvolta le capitava di essere identificata con Artemide o con Era. La sua funzione divina consisteva esclusivamente nell'aiutare le donne che partorivano.
Imene, il bell'adolescente che camminava alla testa del corteo nuziale e presiedeva alle cerimonie del matrimonio, era considerato ora figlio di Apollo e di una delle nove muse, ora figlio della stessa dea dell'amore, Afrodite . Sembra che avesse perduto la voce, o la vita, cantando alle nozze di Dioniso.
Al tempo in cui il mondo era delimitato dalle acque del fiume Oceano, i cimmeri vivevano ad uno dei suoi confini, nel regno dell'ombra e della notte. All'estremità opposta, nel remoto nord, vivevano gli iperborei, in uno stato di felicità perpetua, con fanciulle incoronate di fiori che danzavano al suono del flauto e della lira. Leto, madre di Apollo, era nata in questo paese beato, dove il culto di suo figlio veniva celebrato fastosamente. Il dio rimase un anno presso gli iperborei prima di recarsi nel suo santuario di Delfi.
Le isole dei Beati, o isole Fortunate, o Campi Elisi, designavano i luoghi in cui riposavano per l'eternità gli uomini e le donne che avevano goduto del favore degli dei. Lì la vita continuava, e coloro che vi dimoravano non subivano la morte come i comuni mortali. Omero (Odissea, libro IV) ed Esiodo (Opere e giorni) condividono questa concezione e collocano queste isole ai confini della terra. I narratori di epoca più tarda collocano invece i Campi Elisi nel regno dell'Ade.
Issione era figlio di Flegias, re dei lapiti. Era fidanzato con Dia, figlia del re Deioneo. Issione promise al padre della fanciulla magnifici doni e l'invitò ad un banchetto. Ma non aveva nessuna intenzione di mantenere le sue promesse, e dopo il matrimonio lo uccise a tradimento. Quel duplice delitto di spergiuro e di assassinio di un parente acquisito per via matrimoniale, era così orrendo che la sua purificazione era possibile solo ad opera di un dio. Zeus accettò di perdonarlo. In seguito il re dell'Olimpo invitò Issione alla sua tavola, ma l'ingrato cercò di avere l'amore di Era. Quando venne a conoscenza dei propositi di Issione, Zeus, irato, gli mandò una nuvola che aveva le sembianze della regina degli dei. Colto poi Issione nell'atto di abbracciarla, Zeus lo fece fustigare da Ermes e lo fece legare per le mani e per i piedi ad una ruota infuocata che girava eternamente nel cielo. Secondo certe versioni, dall'unione della nuvola (Nefele) con Issione, nacquero i centauri. In seguito Nefele sposò Atamante, re della Beozia.