
![]()
Poema di Omero
Libro IX
|
|
La situazione di pericolo degli achei induce Agamennone a convocare un consiglio di guerra. Egli annuncia ai capi riuniti attorno a lui che la loro causa è certamente perduta, poiché Zeus si è dichiarato loro nemico. Diomede gli risponde dandogli del vigliacco e suggerendogli, se vuole, di tornarsene ad Argo. Nestore appoggia Diomede e raccomanda ad Agamennone di sentire il parere degli altri guerrieri prima di rivelare di nuovo la sua pusillanimità.
Gli araldi dei due campi interrompono il duello che vede alle prese Ettore ed Aiace. Libro VII |
Nestore prosegue ricordando al capo degli achei l'offesa da lui fatta ad Achille quando aveva preteso che l'eroe gli consegnasse la bella Briseide. A questo atto insensato si dovrà porre rimedio senza indugio. Agamennone riconosce i propri torti e promette non solo di rendere Briseide ad Achille, ma anche di offrirgli degli splendidi doni, se questo potrà servire a comporre la loro lite. Inoltre offrirà in sposa ad Achille una delle sue figlie. Nestore approva questa decisione. Ulisse, il grande Aiace e Fenice, il valoroso figlio del re della Beozia, compongono la delegazione incaricata di intervenire presso l'eroe. I tre guerrieri si recano da Achille e lo trovano col suo amico Patroclo mentre pizzica distrattamente le corde di una lira. Achille nutre rancore soltanto per Agamennone e riceve quindi i tre eroi con cortesia. Ulisse lo informa della gravità della situazione : la vittoria sembra ormai decisamente arridere ai troiani, guidati da Ettore, a cui nulla può resistere. Se c'è dell'attrito soltanto con Agamennone, non potrebbe Achille pensare a tutti gli altri capi achei, che non gli hanno mai recato offesa ? Achille risponde che vi fu un tempo in cui trovava piacere soltanto nei combattimenti, ma ora si gode tutto l'incanto della pace, poiché la sua gloria di guerriero è stata offuscata da Agamennone. Egli rifiuta quindi di aiutare gli achei e dichiara che ritornerà senza indugio al suo paese. Aiace si rivolge ad Ulisse e gli dice che è inutile rimanere lì, dal momento che Achille è deciso a dimenticare i suoi antichi compagni e a mantenere vivo il suo rancore. Achille ammette che le parole del grande Aiace sono giuste, ma aggiunge che Agamennone l'ha umiliato davanti a tutto l'esercito acheo, e quindi lui non alzerà la sua mano contro Ettore, a meno che questi non minacci la sicurezza delle sue truppe e delle sue navi. Ulisse ed Aiace ritornano a riportare questa notizia agli achei. Agamennone e gli altri capi accolgono con costernazione la risposta di Achille. Gli eroi si preparano allora a difendere le proprie navi. |
|
Libro X
|
|
Durante la notte Agamennone, che non riesce a prendere sonno, sente il brusio dei festeggiamenti troiani entro le mura della città, chiama i suoi compagni e chiede loro di approfittare dell'occasione per penetrare furtivamente nella città e raccogliervi informazioni utili. Diomede si offre per questa missione e chiede ad Ulisse di accompagnarlo. A Troia, Ettore ha avuto la stessa idea di Agamennone, e così, mentre Diomede ed Ulisse si fanno strada silenziosamente fra i cadaveri sparsi sul campo di battaglia, anche fra i troiani viene scelta una spia. Si tratta di Dolone, uno degli araldi, celebre per la sua velocità nella corsa. Dolone lascia la città coperto da una pelle di lupo. Dal campo nemico non si sente giungere nessun rumore. Dolone è convinto che il suo compito sarà facile, ma ben presto viene inseguito da Ulisse e Diomede, stesi in mezzo ai morti. I due greci gli sbarrano la strada e lo minacciano di morte se non rivelerà l'esatta posizione dell'esercito troiano e l'ubicazione dei posti di guardia. Dolone cede subito, e dà a Diomede ed Ulisse le indicazioni richieste. Ma, ora che ha parlato, viene ucciso. Poi i due achei, servendosi delle informazioni carpite a Dolone, si dirigono verso il campo del re di Tracia, Reso, situato presso le mura troiane. I soldati traci stanno dormendo, tenendo legati vicino a loro i veloci cavalli bianchi. Diomede ed Ulisse massacrano gli uomini addormentati, uccidono il loro re e slegano i cavalli. Atena li avverte che Apollo sta dando l'allarme ai troiani. Diomede ed Ulisse ritornano veloci nel campo acheo. |
Libro XI
I combattimenti riprendono all'aurora. Quasi tutti i capi achei si trovano subito a mal partito. Diomede viene ferito gravemente, Ulisse sfugge alla morte solo grazie a Menelao e al grande Aiace. Nestore vede Macaone, il medico, colpito da una freccia di Paride. Idomeneo lo supplica di farlo portare subito all'accampamento, perché la vita di un buon medico è estremamente preziosa. Achille contempla la battaglia dal ponte della sua nave. Quando vede il carro di Nestore entrare precipitosamente nell'accampamento con un ferito, chiede a Patroclo di informarsi in proposito. Patroclo va allora sotto la tenda di Nestore, e il vecchio re coglie l'occasione per intervenire. Egli sa che Achille è il più forte e il più nobile dei due amici. Ma Patroclo è più vecchio, e potrebbe consigliare utilmente il suo più giovane amico. Se Achille non vuole combattere, perché non manda Patroclo alla testa dei suoi mirmidoni ? Perché non dà la sua armatura a Patroclo ? I troiani crederebbero di vedere Achille in persona.
Libro XII
|
Ora gli achei sono sulla difensiva dietro l'alto muro che è stato costruito e rinforzato durante i lunghi anni della guerra contro Troia. Ettore e i troiani scendono dai loro carri e attraversano a piedi la trincea per prendere poi d'assalto il baluardo. Tra i capi che circondano Ettore vi sono Sarpedonte e Glauco. Dall'alto del monte Ida, Zeus manda un vento di tempesta che fa andare la polvere del campo di battaglia negli occhi degli achei. Ettore guida l'attacco contro una delle porte del bastione. Sarpedonte e Glauco attaccano un'altra porta e stanno per forzarla quando arrivano il grande Aiace e Teucro. Questi colpisce Glauco con una freccia, ferendolo gravemente. Ma nel frattempo Ettore, deciso ad arrivare fino alle navi achee, riesce ad abbattere a colpi di pietra una delle traverse della porta, aiutato da Zeus, che gli guida il braccio. Il principe troiano penetra così con le sue truppe nell'accampamento degli achei, che si rifugiano in tutta fretta a bordo delle loro navi. |
Per andare all'assalto dei trinceramenti achei, Ettore incita i capi troiani a scendere dalle loro bighe. |
Libro XIII
Zeus non è l'unico fra gli dei dell'Olimpo ad assistere ai combattimenti. Anche suo fratello Poseidone osserva la lotta dall'alto di un picco dell'isola di Samotracia. Egli è favorevole agli achei, e l'apparente alleanza di Zeus coi troiani lo rende furioso. Sotto le spoglie dell'indovino Calcante, Poseidone appare accanto al grande Aiace e lo tocca col suo bastone. Gli dice di non preoccuparsi delle altre porte di difesa achee e di concentrarsi invece su quella che Ettore e i suoi compagni hanno appena preso. Poi lo lascia e scompare dalla sua vista. Aiace di Locride ha notato tutto e rivela al grande Aiace che chi gli ha parlato era un dio. Poseidone prosegue il suo giro nell'accampamento e incoraggia gli altri capi. Ettore si accorge che la vittoria gli sfugge e che la resistenza achea si fa più forte.
Libro XIV
Anche Era osserva il campo di battaglia. La dea è lieta di vedere Poseidone aiutare gli achei, e decide d'impedire a Zeus di interessarsi della condotta di suo fratello. Prende la cintura di Afrodite e si assicura la complicità di Ipno (il sonno), promettendogli di fargli sposare una delle Grazie. L'intento è raggiunto alla perfezione, e Zeus si addormenta fra le braccia di Era, con gli occhi chiusi da Ipno, il quale si affretta ad avvertire Poseidone che può dare il suo appoggio agli achei. Poseidone riconforta ed incoraggia a turno Menelao, Diomede, Agamennone, Idomeneo e Ulisse. nel frattempo il grande Aiace e Aiace di Locride massacrano i troiani intorno alla breccia aperta da Ettore. Lo stesso Ettore riceve un colpo e cade a terra privo di sensi. Lo portano fuori dal campo di battaglia. I troiani, abbattuti da questa sventura, vengono cacciati dalla breccia, respinti di là dalle trincee e inseguiti accanitamente da Aiace di Locride.