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Poema di Omero
Libro I
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Achille ed Aiace giocano a dadi.Vaso attico con figure in nero, conservato a Roma nei Musei Vaticani. |
Dopo nove anni di assedio infruttuoso, gli achei lasciano una parte del loro esercito a sorvegliare i dintorni di Troia, mentre il resto compie delle spedizioni contro le città vicine. E' così che è stata presa e saccheggiata Lirnesso, nella Misia. Quando il bottino viene diviso, ad Agamennone viene assegnata Criseide, figlia di un sacerdote di Apollo, mentre Achille si vede attribuire la bella Briseide, cugina di Criseide. Per riavere la figlia, il sacerdote di Apollo offre dell'oro ad Agamennone come riscatto. Agamennone lo tratta con durezza e lo caccia dal campo, dichiarando che Criseide finirà i suoi giorni ad Argo come prigioniera e come ancella nel suo palazzo. Il vecchio sconvolto, accasciato dal dolore, entra nel suo tempio e implora l'aiuto di Apollo. Furioso per l'offesa arrecata al suo sacerdote, il dio manda una pestilenza a devastare il campo acheo. Alla fine, disperati, gli achei consultano l'indovino Calcante. Questi risponde che l'ira di Apollo è stata provocata dalla condotta di Agamennone, il quale dovrà rendere la fanciulla al padre e donare inoltre un'offerta alla divinità sdegnata. Costretto a cadere, Agamennone rimanderà, si, Criseide dal padre, ma in compenso reclama un'altra prigioniera, che gli dovrà essere data da uno dei capi achei. Achille replica con ira : i capi achei si sono alleati con Agamennone per vendicare il disonore inflitto a suo fratello Menelao, e non per lasciarsi vincere dalla cupidigia. In caso contrario egli ed i suoi mirmidoni si ritireranno.
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Punto sul vivo, Agamennone dichiara ad Achille che può benissimo tornarsene a casa : è lui, Agamennone, il comandante in capo della spedizione, a dare gli ordini. E ora ordina ad Achille di dargli Briseide, la sua bella prigioniera. Achille giudica inaccettabile quest'ordine brutale e sguaina la spada, ma la dea Atena gli parla e gli annuncia che Agamennone pagherà a caro prezzo i suoi errori. Criseide raggiunge il padre, e la pestilenza cessa. Achille, irritato, chiama presso di sé sua madre Teti, la divinità marina. In virtù dei legami affettuosi che esistono fra Zeus e Teti (vedi anche Era), Achille chiede alla madre di pregare Zeus d'intervenire a favore dei suoi avversari troiani. Agamennone si accorgerà allora come sia debole il suo esercito, una volta privato dell'apporto di Achille. Teti accetta, Zeus raccoglie la sua richiesta con una certa reticenza, perché sa che Era ne sarà furiosa, ma da la sua parola a Teti. |
Achille consegna la sua prigioniera. Patroclo, il suo migliore amico, la scorta per condurla dagli araldi che l'accompagneranno fino alla tenda di Agamennone. |
Libro II
Zeus manda ad Agamennone un sogno menzognero, che lo persuade di poter conquistare Troia da solo : gli basterà passare all'attacco col suo esercito. L'indomani, Agamennone raduna gli altri capi achei e li mette al corrente di questo suo sogno. Nestore, re di Pilo, si dichiara d'accordo e afferma che bisogna radunare le truppe. Agamennone potrà provare in tal modo il loro valore. Quando l'esercito acheo è radunato, Agamennone annuncia che Zeus l'ha abbandonato. la loro causa è quindi perduta, e i soldati avrebbero potuto ritornare alle loro case.
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Ma Era veglia. L'incontro di Zeus con Teti ha ridestato i suoi sospetti. la dea avverte immediatamente Atena, che come lei è schierata dalla parte degli achei. Atena va allora da Ulisse che ha assistito con costernazione al voltafaccia dei soldati greci. La dea gli ridà coraggio, e Ulisse riesce a capovolgere la situazione. Le sue parole ardenti e l'aiuto di Nestore riportano i soldati achei ai loro posti, ad eccezione di quelli di Achille, che rimangono col loro capo e non prendono parte all'azione. Dal canto loro, anche i troiani si sono radunati, e i due eserciti avanzano nella piana.
Libro III
Gli eserciti sono faccia a faccia. Paride esce dalle file troiane e si fa avanti, offrendo di misurarsi in duello con chiunque fra i capi achei l'avesse voluto. Il principe troiano è temerario. E' si un grande arciere, ma colui che risponde alla sua sfida non è altri che Menelao, re di Sparta, il quale non è soltanto un guerriero esperto, ma anche l'uomo che è stato offeso personalmente da Paride, che gli ha rapito Elena. Paride è paralizzato per la vergogna e per la paura, e ritorna in fretta verso le linee troiane. Suo fratello, il grande e nobile Ettore, lo rimprovera con parole che sono altrettante sferzate e gli dichiara che gli achei avrebbero dovuto lapidarlo come un criminale.
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Paride ritorna in sé e riconosce il giusto nelle parole di Ettore. Sì, riparerà ai suoi torti. Affronterà Menelao in duello ed il vincitore si terrà Elena. Bisogna proclamare una tregua. Menelao accetta le condizioni e chiede che Priamo, re di Troia, si unisca a lui per offrire un sacrificio che suggelli l'accordo. Priamo lascia la sua città e accompagna i guerrieri nel loro omaggio agli dei. Il duello ha inizio, e sembra che Menelao debba trionfare. Egli è più forte e più esperto di Paride, e pensa di avere la ragione dalla sua, ma all'ultimo istante Paride è salvato da Afrodite, che lo protegge. Quando Menelao cerca il suo avversario fra le fila troiane, nessuno gli sa dire dove si trovi. Allora, e con ragione, Agamennone dichiara vincitore Menelao. Questi reclama il ritorno di Elena e una cospicua indennità.
Libro IV
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Atena Promachos, colei che combatte nelle prime file. |
I troiani si rallegrano della tregua, ma non sanno che atteggiamento assumere, in quanto Paride non è stato ucciso in duello, anche se Menelao ha avuto la meglio su di lui. Ma Atena, impaziente di veder riprendere la battaglia, passa all'azione, e sotto le mentite spoglie di uno dei numerosi figli di Priamo, si avvicina al principe della Licia, Pandaro, alleato di Troia e arciere infallibile. La dea gli indica col dito Menelao, che sta percorrendo rabbiosamente le file troiane alla ricerca di Paride, ben deciso a riprendersi la sposa. Chi uccidesse il re di Sparta sarebbe onorato da tutti i troiani, presenti e futuri. Ne sarebbe capace il grande Pandaro ? Il principe, sensibile all'adulazione, mira con attenzione e scocca una freccia in direzione di Menelao. Atena la fa deviare in modo che il colpo non sia mortale. Menelao viene ferito leggermente, ma ciò basta a rompere la tregua per il tradimento dei troiani. Agamennone raduna di nuovo le truppe achee mentre i troiani avanzano in ordine di battaglia. Ares, il dio della guerra, figlio di Zeus, combatte al loro fianco mentre Atena appoggia gli achei. |
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