
Nella mitologia greca Gea personificava la Terra, madre di tutti gli esseri. Secondo Esiodo, Gea emerse dal Caos, dopo di che diede vita alle forze naturali del mondo : i mari, le montagne e il cielo, Urano. Unendosi a Urano, generò i sei Titani e le sei Titanidi, poi i Ciclopi e infine gli Ecatonchiri (i mostri dalle cento braccia). Con suo fratello, il Tartaro, Gea diede poi vita ad una creatura orrenda, Tifone. Crono, il minore dei Titani, si rivoltò contro il padre, e d'accordo con Gea gli inflisse un'atroce mutilazione. Dal sangue di questa ferita nacque una quarta generazione di mostri : i giganti e le Erinni (le Furie). Gea e i suoi figli si opposero non solo a Urano, ma anche agli dei, simboleggiando così l'ira della Terra per le offese compiute nei suoi confronti. La Grecia antica traeva le proprie risorse dall'agricoltura : ogni appezzamento di terra coltivata e resa fertile si vedeva attribuire un potere magico, da cui derivava naturalmente il culto reso all'alma terra. Ecco perché Gea fu la prima divinità dispensatrice di oracoli, che esprimevano la voce del destino. Così, quando Apollo decise di istituire il proprio Oracolo a Delfi, fu costretto prima ad uccidere il serpente, animale della terra per eccellenza, l'emblema di Gea, che egli voleva soppiantare. Nell'opera di Omero, Gea viene presa a testimone dei giuramenti, perché nulla le sfugge di quello che accade sulla terra.
Nella mitologia greca Giacinto era un giovane di grande bellezza. Egli viveva ad Amicle, presso Sparta, e fu amato contemporaneamente da Apollo e da Zefiro, il dio del vento di ponente. Avendo Giacinto dato la preferenza al primo, un giorno in cui il giovane giocava al disco con lui, Zefiro si vendicò facendo deviare il disco lanciato da Apollo in modo da fargli colpire Giacinto ad una tempia. Il giovanetto morì, e dal sangue dell'ucciso Apollo fece nascere il fiore che porta il suo nome. In realtà Giacinto è una divinità della fecondità di epoca pre-ellenica. Forse il mito di Giacinto si riallaccia ad antichi sacrifici umani consacrati al culto della terra che bisognava irrorare di sangue.
Giapeto era un titano. Figlio di Urano e di Gea, sposò Climene, da cui ebbe quattro figli : Prometeo, Epimeteo, Atlante e Menezio.
Figlia di Meneceo, discendente di Cadmo, Giocasta sposò Laio, re di Tebe. Poiché l'Oracolo di Delfi aveva annunciato che Laio sarebbe morto per mano di suo figlio, quando nacque un bimbo Giocasta lo abbandonò e lo fece esporre a piedi legati su una montagna, dove si disse, il piccolo morì. Passarono molti anni. Laio fu ucciso da alcuni ladri, e Tebe viveva sotto l'incubo della Sfinge, un mostro che si appostava alle porte della città e divorava tutti coloro che non risolvevano l'enigma che essa proponeva. Soltanto uno straniero, e cioè Edipo, figlio del re di Corinto, riuscì a sciogliere l'enigma. La Sfinge allora si uccise e Giocasta, riconoscente, sposò il salvatore di Tebe, da cui ebbe quattro figli. Ora, l'oracolo di Apollo aveva dichiarato che il figlio del re di Corinto avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Ecco perché Edipo aveva preso la strada dell'esilio. Ma nessuno poteva sfuggire alle predizioni dell'oracolo di Apollo delfico. Quando la verità venne a galla e Giocasta seppe che Edipo era suo figlio e che era stato lui ad uccidere Laio, suo padre, si tolse la vita impiccandosi.
Nell'opera di Omero non si trova alcun cenno all'origine prima della guerra di Troia : l'attribuzione del pomo d'oro della Discordia. Euripide vi fa riferimento nelle Troiane. Persuaso che la Terra fosse sovrappopolata, Zeus convinse Eris, la Discordia, ad assistere alle nozze del re Peleo e della nereide Teti, i futuri genitori di Achille. La Discordia lanciò in mezzo ai convitati un pomo d'oro con la scritta << Alla più bella >> facendo sorgere così una lotta accanita fra Era, Atena e Afrodite. Zeus rifiutò di scegliere fra le tre dee e decise di rimettere la vertenza ad un arbitro imparziale. Ermes condusse le tre divinità, assieme al pomo d'oro, sul monte Ida, dove Paride, il più bello fra gli uomini, custodiva i suoi armenti. Paride assegnò il pomo d'oro ad Afrodite, che gli aveva promesso l'amore di Elena, la più bella donna fra tutte le mortali. Fu così che Era ed Atena diventarono acerrime nemiche di Troia, di cui Paride era un principe. E fu così anche che Paride arrivò a rapire la bella Elena.
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Dea romana associata alle fonti e alle fontane. Nel 241 a.C. le venne dedicato un tempio per un voto di Lutazio Catulo, che voleva in tal modo ringraziarla della vittoria da lui riportata sui cartaginesi in una battaglia navale presso le isole Egadi. Giuturna compare anche nell'Eneide di Virgilio ( libro XII), come sorella di Turno, re dei rutuli. Per evitare il duello finale fra Turno ed Enea, la dea Giunone interviene persuadendo Giuturna a radunare di nuovo l'esercito del fratello.
In un'epoca inquieta un oracolo dichiarò che il regno della Frigia avrebbe ritrovato la pace se i suoi abitanti avessero preso come re il primo uomo che avessero incontrato sopra un carro vicino al tempio di Zeus. Il caso volle che quest'uomo fosse un contadino di nome Gordio, che conduceva un carro trainato da buoi. Subito fu nominato re della Frigia. Gli successe il figlio Mida. Gordio dedicò il suo carro a Zeus e lo fece mettere nella rocca della città che egli costruì e che aveva il suo stesso nome : Gordio. Il nodo che legava il giogo al timone era fatto con tale artificio che non si poteva sciogliere, in quanto non era possibile scoprirne i due capi. Il carro rimase così per secoli nel tempio di Zeus, la leggenda se ne impadronì ed un oracolo promise l'impero dell'Asia a chi fosse riuscito a sciogliere quel nodo. Alessandro Magno cercò di risolvere il mistero, ma dopo parecchi tentativi infruttuosi, preso dall'ira tagliò il nodo con la spada. Così l'oracolo si compì, e Alessandro Magno, grazie alla potenza delle sue armi, diventò imperatore dell'Asia.
Le tre Graie erano sorelle delle Gorgoni, figlie come queste delle divinità del mare Forco e Ceto. Il loro nome significa " le grigie" : esse non erano mai state giovani e personificavano i vari gradi della vecchiezza. Esiodo le chiama Enio, Pefredo e Deino. Possedevano un solo occhio e un solo dente in comune e montavano la guardia davanti al covo delle Gorgoni, di cui conoscevano i segreti. Quando partì in cerca della testa di Medusa, Perseo rubò alle Graie il loro unico occhio e le costrinse a rivelargli dove avrebbe potuto trovare l'elmo, la bisaccia e i sandali delle Gorgoni, che gli erano necessari per uccidere il mostro.