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Dio dei venti, appare nel libro X dell'Odissea, quando affida ad Ulisse un otre di cuoio nel quale sono racchiusi tutti i venti a eccezione di quelli che soffiano da ovest. Eolo voleva in tal modo favorire Ulisse, assicurandogli il ritorno verso Itaca al riparo da ogni tempesta. Eolo, figlio di Ippote, viveva su un'isola galleggiante con sei figli maschi e sei figlie femmine, sposati fra loro, che dovevano fondare altri regni in Italia e in Sicilia. Zeus aveva racchiuso i venti in una grotta del mare Tirreno, ritenendo che fosse troppo pericoloso lasciarli in libertà. Era, considerata in origine come la dea madre, aveva deciso di affidarli in custodia a Eolo, perché essi erano suoi messaggeri. Eolo appare anche nell'Eneide (libro I) come una divinità minore dell'isola di Eolia, dove tiene i venti prigionieri in una caverna.
Eos è la dea dell'aurora. Esiodo le dà come genitori i titani Iperione e Teia, così come fa con Elio (il sole) e Selene (la luna), mentre Omero nell'Odissea (libro XII) dà al sole il nome di Iperione.
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I romani veneravano in Epona la dea associata ai cavalli e ai muli. Senza dubbio esisteva veramente una dea pre-romana, che possedeva le sue attribuzioni, ma per la verità Epona era una divinità gallica e il suo nome era celtico. Certi narratori ritengono che fosse la personificazione di un antico culto reso ai cavalli, comune ai popoli venuti dalle praterie dell'Asia centrale.
Secondo Esiodo, Erebo era il nome delle tenebre primordiali. Era figlio del Caos e fratello della Notte. Inoltre era padre del Giorno e del Cielo.
I miti relativi ai re che fondarono Atene a volte sono confusi. Spesso Eretteo viene identificato con Erittonio, il quale in obbedienza all'Oracolo di Delfi sacrificò una figlia per risparmiare ad Atene l'invasione degli eleusini. In alcune versioni la figlia si chiama Ctonia, in altre Otionia. Una delle leggende vuole che tutte le figlie del re si suicidassero insieme. Comunque sia, Eretteo vinse la battaglia, e da allora la città di Eleusi fu vassalla di Atene.
Eris è la personificazione della discordia. Secondo Omero è sorella di Ares e si trova al suo fianco quando egli prende parte ai combattimenti (Iliade libro IV). Secondo Esiodo invece, è figlia della Notte e fomenta le battaglie, le liti e l'anarchia. Eris era presente al matrimonio di Teti e di Peleo, i genitori di Achille. Fu lei a far nascere fra le dee la disputa che fu all'origine del giudizio di Paride e della guerra di Troia. Ma il mito del pomo della discordia è una versione posteriore.
Esiodo è un poeta greco, le cui opere risalgono alla fine dell'VIII e agli inizi del VII secolo a.C. Egli è quindi nettamente posteriore a Omero. Era figlio di un mercante dell'Eolia, costretto dalla povertà a trasferirsi in Beozia, dove divenne agricoltore ad Ascrea, sulle pendici dell'Elicona. Qui nacque Esiodo, anche lui diventò agricoltore, e il suo poema Opere e giorni dà una descrizione notevole della vita contadina dell'epoca. Esiodo vinse il premio di poesia a Calcide componendo un inno, ed è come poeta che passò ai posteri. Secondo Plutarco, Esiodo morì di morte violenta, ucciso dai fratelli di una donna che egli aveva sedotto o tentato di sedurre. Se Opere e giorni sono il più antico poema greco consacrato alla vita quotidiana, Esiodo è senza dubbio anche l'autore della celebre Teogonia, che fu il primo poema religioso greco. Essa contiene numerose informazioni sulle origini dell'universo e sugli dei che contribuirono alla sua formazione.
La favola, vale a dire l'aneddoto che contiene una morale, era usata frequentemente dai narratori greci dell'antichità. Verso la fine del V secolo a.C., le favole greche venivano attribuite per la maggior parte ad Esopo. Tuttavia la prima raccolta nota risale soltanto al II secolo d.C. Era opera di Valerio Babrio, uno scrittore romano che la redasse in greco. Il nome di Esopo era familiare ad Aristofane e a Platone, Socrate, nella sua prigione, mise in versi alcune favole di Esopo. Tutto quello che sappiamo di questo scrittore ci viene da Erodoto (Storia, libro III), il quale lo presenta come schiavo di Iadmone, originario della Tracia, che visse a Samo nel VI secolo a.C.
Estia è la dea greca del fuoco, una necessità primordiale della vita dell'uomo. Divinità del focolare, Esiodo ne fa la figlia di Crono e di Rea. Ogni città, ogni dimora possedeva un focolare in cui ardeva un fuoco che le era dedicato e che non doveva spegnersi mai. Estia veniva invocata prima di ogni sacrificio, e i coloni partiti dalla Grecia portavano con sé nei nuovi luoghi di insediamento una torcia accesa col fuoco della loro città natale, il pritaneo.
Eteocle era il primogenito di Edipo. Secondo la tradizione tebana Edipo non lasciò la città dopo essersi accecato. Si rinchiuse invece in una delle camere più remote del palazzo, mentre i suoi figli, Eteocle e Polinice, diventavano grandi. Il regno era amministrato da Creonte, fratello di Giocasta (la madre e la sposa di Edipo). Eteocle e Polinice trattavano il padre con disprezzo : gli davano cibi immangiabili e si servivano, contro il suo volere, dei vasi d'oro del re Laio, padre di Edipo. Quest'ultimo aveva ucciso, senza volerlo, il padre mentre tornava da Delfi e aveva ordinato che nessuno più ne utilizzasse i beni. Davanti alla disobbedienza dei figli del re cieco, preso da ira, li maledisse richiamando su di loro un odio eterno e pregando gli dei di far si che si uccidessero a vicenda. Il compimento di questa maledizione viene narrato nel ciclo epico tebano.
Figlia di Pitteo, re di Trezene, figlio a sua volta di Pelope, Etra era la madre dell'eroe Teseo. Tornando da Delfi, dove aveva chiesto all'Oracolo un rimedio alla sua sterilità, Egeo, re di Atene, si fermò a Trezene. Qui sedusse la figlia del re (per altro con la complicità del re stesso), e le diede un figlio. Con l'aiuto di Pitteo, Etra allevò Teseo e gli inculcò il senso della giustizia e della libertà. Quando Teseo ebbe compiuto i sedici anni, Etra gli rivelò il segreto della sua nascita. Il ragazzo decise di andare dal padre, e arrivò ad Atene ammantato di gloria, avendo ucciso strada facendo molti mostri e briganti. Giunto in età matura, Teseo rapì Elena di Sparta, ancora bambina, e l'affidò alla propria madre. Elena fu liberata dai suoi fratelli ed Etra la seguì spontaneamente fino a Troia, dove la servì come schiava. Quando seppe della morte di Teseo, Etra si uccise.
Eumolpo è considerato generalmente figlio di Poseidone e capostipite degli Eumolpidi, antica famiglia sacerdotale di Atene che presiedeva al culto dei misteri eleusini. Tuttavia i miti che lo riguardano sono piuttosto confusi, in quanto alcuni fanno di lui il fondatore dei misteri, che da altri vengono invece attribuiti alla dea Demetra. Nella guerra fra Eleusi e Atene, il cui esercito era guidato da Eretteo, Eumolpo fu sconfitto e morì.
Re di Ecalia, arciere di valore, Eurito promise di dare in sposa la figlia Iole a chi l'avesse superato nel tiro con l'arco. Ci riuscì Eracle, ma il re ed i suoi figli, tranne Ifito, contestarono la sua vittoria, perché temevano per Iole i terribili eccessi di follia dell'eroe. Sfortuna vuole che Eracle, in una nuova crisi di pazzia, uccidesse Ifito. Condannato per questo delitto a servire come schiavo la regina Onfale, Eracle, dopo aver scontato la pena decise di vendicarsi. Ritornò ad Ecalia, massacrò Eurito e i suoi figli e catturò Iole.
Figlia di Zeus e di Mnemosine (la memoria), Euterpe vede variare le proprie prerogative a seconda delle epoche e dei narratori. Essa è la musa sia della poesia lirica, sia della musica, sia unicamente del flauto. Al pari di sua sorella Clio, a volte passa per essere la madre dell'eroe Reso.