
![]()
Euripide, il più giovane dei maggiori poeti tragici della Grecia antica, nacque verosimilmente nel 486 a.C. , nella regione o nell'isola di Salamina. Forse Euripide era di origini modeste, noi non ne abbiamo nessuna prova sicura, ma la cosa comunque non gli impedì da vivo di guadagnarsi l'ammirazione dello stesso Socrate. Per quel che ci è dato sapere, pare che Euripide fosse un uomo riservato, pur avendo esercitato per un certo tempo le funzioni di sacerdote di Zeus a Fila, e pur avendo fatto parte di un ambasciata ateniese inviata a Siracusa. Egli visse fino ad ottanta anni ed ebbe tre figli, uno dei quali si fece carico della rappresentazione postuma di alcune opere del padre. Euripide lasciò Atene alla fine della sua vita, ma non ne conosciamo la ragione.
![]()
Rimase per un po' a Magnesia, nella Tessaglia, dove fu accolto con rispetto, e finì i suoi giorni alla corte del re Archelao di Macedonia, presso il quale scrisse le Baccanti e altre tragedie. Euripide era molto diverso da Eschilo e da Sofocle. Questi scrivevano rispettando i dogmi stabiliti. Euripide invece li contestava e li trovava spesso privi di senso. La curiosità scientifica spingeva i greci a cercare delle cause naturali a quelli che fino a quel momento erano considerati dei fenomeni soprannaturali; e lo scetticismo innato di Euripide non poteva ammettere a lungo l'idea che gli dei mantenessero l'ordine nell'universo. Oppure, se tale era il caso, non c'era di che rallegrarsi. Le credenze che gli ateniesi accettavano senza discussione, non erano accettate da Euripide, il quale riteneva spesso che gli abitanti dell'Olimpo si mostrassero crudeli, stupidi e mossi da desideri che in un essere umano sarebbero stati vergognosi. Per lui gli dei erano meno nobili di un uomo o di una donna di qualità.
![]()
Egli li metteva in scena nei suoi drammi con una crudezza talora devastatrice, come nelle Baccanti, o se ne serviva per porre fine ad una situazione inestricabile per i personaggi di sua creazione, come nell'Elettra. O ancora, come in Ippolito li presentava come forze contrastanti che personificavano i moventi e gli impulsi dei personaggi. E' infatti nella creazione dei personaggi che troviamo tutta la grandezza dell'opera di Euripide. Il suo interesse continuo per l'umanità, per il comportamento degli uomini e delle donne dà alle sue tragedie una forza che sfida l'usura del tempo, Medea potrà essere una strega, ma è anche una donna profondamente oltraggiata, i cui persecutori sono esseri degni di disprezzo. Penteo si oppone stupidamente a Dioniso, ma è un uomo che ha paura dei propri istinti, e questo conflitto dà alle Baccanti uno spirito squisitamente moderno.
![]()
Euripide visse all'epoca delle guerre del Peloponneso. Come Aristofane, egli odiava quella guerra e i danni che provocava alla sua città e ai suoi concittadini. La sua requisitoria contro i guerrieri nelle Troiane è incompleta, perché non dipinge che una successione di scene tragiche su un unico tema. Ma la sua perorazione non ha perduto niente del suo vigore, ecco perché Euripide avrà sempre dei lettori. Esiste una tragedia, Reso, attribuita da alcuni critici ad Euripide che tratta di un episodio della guerra di Troia. Un'altra opera, Ipsipile, ci è pervenuta soltanto allo stato frammentario. Delle novantadue tragedia da lui scritte ne sono rimaste soltanto diciassette.