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Più a suo agio negli eccessi che nelle sfumature, Eschilo descrive i sentimenti violenti e gli atteggiamenti estremi. |
Il più antico dei poeti tragici greci. Figlio di Euforione , appartenente alla nobile famiglia degli Epatridi, Eschilo nacque ad Eleusi nel 525 a.C. partecipò alle guerre contro al Persia e fu certo presente sia alla battaglia di Maratona del 490 sia a quella di Salamina, da lui descritta in modo molto vivo nei Persiani. Un brano delle Rane di Aristofane lascia intendere che Eschilo fu iniziato ai misteri eleusini, ma questa sembra più che altro un'allusione malevola di Aristofane, la cui commedia fu rappresentata mezzo secolo dopo la morte di Eschilo. A sua difesa, la cosa ci viene riferita da Aristotele, Eschilo aveva dichiarato semplicemente di non essersi reso conto che quanto aveva reso noto era segreto. Della novantina di tragedie scritte da Eschilo, soltanto sette ci sono pervenute . Le Supplici, I Persiani, I Sette contro Tebe, Il Prometeo incatenato e la grande trilogia dell'Orestea : Agamennone, Le Coefore (le portatrici di libagioni funerarie) e Le Eumenidi (le benevole). A Eschilo viene attribuito il merito di un'innovazione apparentemente semplice, ma memorabile : l'introduzione del secondo attore. Prima di lui nei drammi si vedeva apparire soltanto un attore per volta. Poi invece il dialogo creò un'atmosfera più viva, e le opere drammatiche acquistarono un'intensità fin li sconosciuta. Eschilo intensificò l'uso dei costumi e gli effetti della messa in scena (essenziali come in un'opera come Il Prometeo incatenato). La grandiosità dei temi che egli trattava aveva riscontro soltanto nella potenza del suo stile. Pericle si addossò personalmente le spese del coro di una delle opere di Eschilo, dalla scelta dei coreuti ai costumi ed alle prove. Il poeta morì a Gela, in Sicilia, nel 456 a.C. , mentre era per la seconda volta ospite di Gerone, tiranno di Siracusa, e protettore delle lettere e delle arti. |