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Ma con sua grande costernazione, non vi trovò alcun conforto. La pitonessa rifiutò di interrogare l'oracolo e gli dichiarò che personalmente non avrebbe mai risposto ad un essere come lui. Queste parole risvegliarono il furore di Eracle, il quale mise a soqquadro il santuario e si impadronì del tripode sacro, gridando che si sarebbe fatto da solo il suo oracolo. La Pizia invocò Apollo, che si affrettò ad accorrere a Delfi per vedere chi fosse colui che osava profanare il tempio a lui consacrato. Qui affrontò Eracle, che gli si gettò addosso all'istante. I due si batterono con tanta furia che Zeus dovette intervenire personalmente per separare i suoi figli, e lasciò alla Pizia il compito di scegliere l'espiazione che meritavano l'uccisione di Ifito e la profanazione del tempio di Apollo. Ancora una volta Eracle dovette assoggettarsi alla schiavitù. Onfale, regina della Lidia, l'acquistò come schiavo per la durata di un anno e il denaro andò ai figli di Ifito. Eracle compì parecchie imprese utili a quel regno e mise fine alle estorsioni di due astuti ladri. Questa volta però la schiavitù non ebbe niente di penoso, perché Onfale si innamorò dell'eroe, e secondo certe versioni, lo sposò e gli diede tre figli. Altri narratori presentavano Eracle in abiti femminili nell'atto di filare ai piedi di Onfale mentre la regina, seduta sul suo trono, aveva indosso la pelle del leone del Citerone.

 Alla fine Eracle ritornò a Tirinto, dove lo aspettavano nuove avventure. Il re di Troia, Laomedonte, era incorso nell'ira di Poseidone, il quale gli aveva mandato un mostro marino che devastava i raccolti e malmenava gli abitanti. Laomedonte consultò l'oracolo di Zeus, il quale gli rispose che per placare il mostro il re di Troia avrebbe dovuto sacrificargli la propria figlia Esione. Solo così il mostro avrebbe lasciato Troia. Quando Eracle arrivò, trovò la sventurata fanciulla incatenata ad una roccia in riva al mare, in attesa di una morte spaventosa. Senza perdere tempo la liberò e la consegnò alla sua famiglia. Poi propose a Laomedonte di uccidere il mostro in cambio della coppia di cavalli divini che Zeus gli aveva donato un tempo per compensarlo del rapimento del figlio Ganimede, voluto dagli dei dell'Olimpo perché servisse loro da coppiere.

Laomedonte accettò. Allora la dea Atena venne in aiuto a Eracle, suggerendo ai troiani di innalzare sulla riva del mare un grosso terrapieno. Eracle si nascose dietro questo riparo per attendere il mostro e riuscì ad ucciderlo nel momento in cui l'animale emerse dalle acque soffiando sulla riva il suo alito fetido. Laomedonte però si rimangiò la parola e offrì ad Eracle due cavalli normali. Il figlio del re, Podarce, protestò col padre. Il re impose il silenzio al giovane principe e gli ordinò di uscire. Questo confermò i sospetti di Eracle. Furioso per l'inganno, l'eroe lasciò la città maledicendo Laomedonte. Eracle ritornò immediatamente in Grecia per reclutare degli alleati, e a Tirinto raccolse delle truppe. Fra quelli che si unirono a lui c'erano il suo caro Iolao, Oicleo di Argo (padre di Anfiarao), nonché Peleo e Telamone, i figli di Eaco. Telamone era nel suo regno di Salamina, in attesa della nascita del suo primo figlio. Appena venuto al mondo, il neonato fu avvolto nella pelle del leone di Eracle con la speranza che diventasse immortale. Poi gli venne imposto il nome di Aiace : sarà lui che, giunto in età virile, combatterà sotto le mura di Troia. Laomedonte fu sconfitto ed ucciso con tutta la sua famiglia a eccezione di Esione e di Podarce. Eracle risparmiò quest'ultimo per la sua onestà. Esione accettò di sposare Telamone e ottenne in cambio il diritto di riscattare un prigioniero. Eracle acconsentì, ed Esione gli diede il proprio velo d'oro in cambio della libertà del fratello Podarce. Poi lasciò Troia con Telamone e gli diede un figlio,Teucro.

 Nel frattempo Podarce aveva ereditato il regno del padre, devastato dalla guerra. In ricordo del riscatto che la sorella aveva pagato per lui, cambiò il proprio nome con quello di Priamo che significa "il riscattato". Le avventure troiane avevano dato ad Eracle il gusto del combattimento. Così egli attaccò il regno dell'Elide per vendicarsi di Augia, che dopo la sua fatica di ripulirgli le stalle, gli aveva negato la ricompensa pattuita. Eracle vinse e continuò il cammino verso Pilo. Dopo aver conquistato anche questo regno,  l'eroe lo diede al figlio minore del sovrano di Pilo, Nestore, figlio di Peleo, che si era rivelato un guerriero tanto saggio quanto coraggioso. Più tardi, durante la guerra di Troia, Nestore racconterà gli episodi di questa guerra (Iliade, libro XXIII). Alla fine Eracle si stabilì nell'Etolia. Chiese la mano di Deianira, figlia del re di Calidone, Oineo. Per ottenerla dovette lottare contro il suo rivale, il dio fluviale Acheloo, su cui finì per trionfare. Fu un matrimonio felice, ma un avvenimento drammatico costrinse l'eroe ad abbandonare Calidone.

Una sera un giovane parente del re Oineo, che fungeva da coppiere, ebbe la sfortuna di inzaccherare Eracle mentre gli versava dell'acqua sulle mani dopo il pasto. Irascibile, Eracle colpì il giovane con tanta violenza da farlo morire. Eracle e Deianira decisero di stabilirsi a Trachis, nella Tessaglia. Durante il viaggio incontrarono il centauro Nesso, che diede a Deianira un filtro destinato ad assicurare l'amore del marito. Giunto a Trachis, Eracle decise di prendersi la rivincita sul re Eurito di Ecalia, che l'aveva insultato quando egli aveva vinto la mano della principessa Iole, trattandolo da arciere sleale. Prima di muovere guerra ad Eurito, Eracle andò a consultare l'oracolo di Zeus a Dodona e ripeté poi a Deianira il responso del dio : la guerra contro Eurito avrebbe potuto essere sia la sua ultima impresa, seguita da una vita tranquilla, sia la causa della sua morte. Infatti Eracle sconfisse il vecchio nemico e lo uccise insieme a tutti i membri della sua famiglia, eccezion fatta per Iole, che egli mandò a Trachis da Deianira. Deianira accolse la principessa con sentimenti incerti. I combattimenti erano finiti, Eracle aveva trionfato. Ma perché aveva risparmiato Iole? Deianira aveva saputo che Iole cercò di mettere fine ai suoi giorni piuttosto che vivere in schiavitù. Per quale ragione ? Intanto Eracle, rimasto in Tessaglia per celebrare la vittoria, mandò il suo araldo Lica a pregare Deianira di fargli avere dei vestiti nuovi. La donna si ricordò allora della droga del centauro e spalmò col sangue di Nesso la tunica che Lica si affrettò di portare a Eracle. Il centauro Nesso ucciso da Eracle con una freccia, quando tentò di rapire Deianira, si è vendicato. Egli sapeva che le frecce di Eracle erano state immerse nel sangue dell'Idra di Lerna, che era un potente veleno. Così, quando Eracle, indossata la tunica nuova, incominciò ad offrire agli dei i suoi sacrifici, si sentì bruciare la pelle in maniera atroce. Il veleno lo faceva soffrire tanto crudelmente da fargli capire che la morte era vicina. Allora chiamò suo figlio Illo e lo supplicò di preparargli un rogo in cima al monte Eta. Illo gli obbedì e promise di sposare Iole. Quando il rogo fu pronto, Illo e Iolao vi portarono Eracle, che intanto soffriva immensamente. Nessuno dei due però ebbe il coraggio di dare fuoco alla pira. Fu allora lo stesso Eracle a chiamare un pastorello che stava passando di lì per caso.

Questi gli obbedì senza esitare. Riconoscente, l'eroe gli diede il suo arco, la sua faretra e le sue frecce e alla fine salì sul rogo. Posò la testa sulla sua clava di legno d'olivo e si coprì con la sua pelle di leone, mentre Iolao, Illo e il pastorello, Filottete, lanciavano grida di lamento. Secondo alcuni narratori Filottete non era un pastore ma uno dei pretendenti alla mano di Elena, e proprio per questa ragione aveva preso parte alla guerra di Troia. Mentre si alzavano le fiamme del rogo, si sentì il rombo di un tuono, e prima di morire Eracle fu portato sull'Olimpo da suo padre Zeus. Iolao fondò un santuario in onore di Eracle, e Illo sposò Iole, così come aveva promesso di fare. Tornati a Trachis, vennero a sapere che Deianira, disperata per la sventura che involontariamente aveva procurato, si era uccisa impiccandosi. Qui Eracle sposò Ebe. Il nome Eracle che significa la gloria di Era, fa pensare che l'eroe fosse originario di una regione in cui Era veniva venerata. Potrebbe trattarsi dell'Argolide, dove si trovava la città di Tirinto, nella quale Eracle risiedette. Euristeo, re di Argo, sarebbe stato pertanto il suo sovrano.

Quando Eracle arrivo sull'Olimpo, accolto calorosamente dagli dei, Era si riconciliò finalmente con lui e l'adottò come proprio figlio.

Eracle, pagina 1.