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Libro VIII 

Vedendo le truppe ammassate sulla sponda opposta del Tevere, Enea cerca di ricordare le parole di incoraggiamento della Sibilla e s'addormenta in riva al fiume. Tiberino, dio del Tevere, gli appare in sogno e gli rivela che, nel punto stesso in cui egli sta dormendo, suo figlio Ascanio edificherà una città che verrà chiamata Alba. Tiberino consiglia poi a Enea di stringere alleanza con l'arcade Evandro, che regna su una piccola città del Palatino. L'indomani mattina Enea e i suoi compagni, a bordo di due imbarcazioni, risalgono il Tevere. Al momento di approdare nella città di Evandro, Enea vede un cinghiale femmina bianco in mezzo ai suoi trenta piccoli. Ricorda la profezia di Eleno, l'eroe sente rinascere in cuore la speranza. Egli avanza con in mano un ramo d'ulivo in segno di pace, e Pallante, figlio di Evandro, l'accoglie con benevolenza. Enea ricorda al re Evandro che i troiani e gli arcadi hanno un antenato in comune, Atlante, e i due concludono un'alleanza. Evandro annuncia ad Enea che gli etruschi, ribellatisi contro la tirannia del loro re Mesenzio, combatteranno al suo fianco.

Libro IX

Dea irascibile e tenace nel rancore, Giunone fu una delle avversarie più accanite di Enea, di cui si sforzò in ogni modo di contrastare le imprese.

Approfittando allora dell'assenza di Enea, di cui è stato informato da Giunone, Turno attacca il campo troiano. Seguendo gli ordini impartiti da Enea prima della sua partenza, i troiani si trincerano dietro le loro linee di difesa e resistono con tutte le loro forze all'assalto dei rutuli. In seguito Turno ordina alle sue truppe di incendiare le navi troiane. Ma quando vede le navi togliere da sole gli ormeggi e immergersi nel mare e al loro posto emergere un esercito di ninfe marine, il re dei rutuli capisce che attaccando Enea si inimica le potenze divine. Nel frattempo due amici inseparabili, Eurialo e Niso, decidono di attraversare le linee nemiche per raggiungere Enea. Nel campo dei rutuli i soldati sono sopiti accanto ai fuochi di bivacco : i troiani si accaniscono contro di loro e ne massacrano un gran numero nell'oscurità. ma a loro volta vengono catturati da un gruppo di cavalieri del Lazio. Davanti alle devastazioni causate dai due troiani, Turno decide di nuovo di attaccare il campo nemico. ma i troiani si rianimano, e per la prima volta Ascanio prende parte ai combattimenti con i soldati del padre. Essi riescono a chiudere tutti i varchi e Turno si mette in salvo gettandosi tutto armato nel Tevere.

 

 Libro X

Mentre si svolgono questi massacri, le divinità dell'Olimpo si affrontano con ira. Giove è adirato perché è scoppiata la guerra, e Giunone accusa i troiani di aggressione premeditata. Venere supplica Giove di non abbandonare i troiani proprio nel momento in cui sono accerchiati da forze soverchianti. Intanto Enea è riuscito ad assicurarsi, oltre all'aiuto del re Evandro, anche il concorso degli etruschi. Vedendo il loro capo ritornare accompagnato da potenti alleati, i troiani riprendono fiducia. Turno tenta di impedire ai due gruppi di congiungersi, ma Enea, armato dello scudo di Vulcano e protetto da Venere, è praticamente invulnerabile. I troiani e i loro amici riconquistano il loro campo e la battaglia riprende accanita. Turno uccide Pallante in duello e gli prende il cinturone. Enea vuole scagliarsi su Turno per vendicare Pallante, ma ancora una volta interviene Giunone, la quale fa comparire un fantasma di Enea che immediatamente viene inseguito da Turno, il quale lascia così il campo di battaglia. Quest'ombra di Enea sale a bordo di una nave, con Turno alle calcagna; subito la nave toglie gli ormeggi, riportando Turno nel suo regno. Intanto Mesenzio provoca Enea, che lo ferisce. Il troiano abbatte anche il figlio di Mesenzio accorso in aiuto del padre, e infine dà il colpo di grazia a Mesenzio.

Enea con la madre Afrodite (Venere), la cui protezione non gli venne mai a mancare.

  

 Libro XI

I troiani festeggiano la vittoria. Enea fa trasportare con gli onori funebri il corpo di Pallante nel regno del padre. Evandro invia allora un messaggio ad Enea, supplicandolo di vendicare la morte del figlio. Il re Latino manda degli emissari da Enea per chiedergli una tregua allo scopo di seppellire i morti. la tregua viene concessa, e i combattimenti cessano per dodici giorni. Enea non serba rancore a Latino, che gli aveva offerto la sua amicizia e la mano di sua figlia, perciò gli propone di porre termine alla guerra affrontando Turno in duello. Il re dei rutuli accetta. Un messaggero annuncia che dei cavalieri troiani ed etruschi si stanno avvicinando alla città.

 La guerra riprende con accresciuta violenza. Turno chiama in suo aiuto la cavalleria dei volsci, guidata da Camilla, la vergine guerriera. I due eserciti si riuniscono ai piedi delle mura della città. L'esito della lotta è incerto. Camilla, circondata dalle ragazze della sua truppa, si batte nel folto della mischia. Numerosi troiani muoiono prima che un giavellotto lanciato da un cavaliere etrusco, Arunte, colpisca Camilla. a sua volta anche Arunte cade, trafitto da una freccia scoccata da Opi, messaggera di Diana. Ma la morte di Camilla demoralizza la cavalleria rutula che rifluisce disordinatamente all'interno della città.

Libro XII

Enea era venerato dai romani come fondatore della loro razza. Alcune famiglie patrizie ( e in particolare quella di Giulio Cesare) asserivano addirittura di discendere direttamente da lui.

La sconfitta sembra inevitabile per i latini, e Turno tenta il tutto per tutto affrontando Enea. Latino e Amata cercano invano di dissuaderlo. I due guerrieri indossano di nuovo l'armatura per l'ultimo combattimento, ma Giunone tenta ancora una volta di intervenire. La dea persuade Giuturna, sorella di Turno, a impedire con qualsiasi mezzo questa sfida. Sotto le mentite spoglie di un soldato latino, Giuturna riesce a radunare l'esercito del fratello. Enea e Turno sono costretti allora a riprendere la mischia generale. Nella città, Amata, vedendo ricominciare la battaglia, crede che Turno sia morto e si impicca per la disperazione. Nel momento stesso in cui riceve la funesta notizia, Turno riconosce Giuturna che incita le truppe a rompere la tregua, e ordina immediatamente di cessare il combattimento. I due eserciti si separano, e i due capi avanzano per affrontarsi. Gli dei dell'Olimpo si mettono finalmente d'accordo per non intralciare più il destino di Enea. Giunone riceve l'ordine di obbedire a questa decisione. Protetto dalle armi e dallo scudo di Vulcano, Enea sconfigge facilmente Turno, che cade a terra, ferito alla coscia. Il troiano gli lascerebbe salva la vita se non gli vedesse addosso il cinturone di Pallante. Così Enea, che aveva giurato di vendicare Pallante, dà il colpo di grazia a Turno, e i troiani riportano la vittoria.

 

Eneide , libro IV.

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