Figlio della dea Afrodite e di Anchise, della casa reale di Troia, Enea era nipote del re Priamo. Nell'Iliade lo vediamo prendere parte ai combattimenti e affrontare a varie riprese Diomede, Achille e Idomeneo. Nei poemi omerici egli appare soprattutto come un eroe protetto dagli dei, specie durante il suo duello con Achille, quando Poseidone gli salva la vita. Poseidone dichiara che la discendenza di Priamo è votata ad un destino funesto e che un giorno Enea regnerà sui troiani. Tuttavia l'Iliade si chiude con i funerali di Ettore. Ma pare che dopo la caduta di Troia e la distruzione della città, Enea sia sopravvissuto. Così il poeta greco Ellanico, vissuto agli inizi del IV secolo a.C. , conduce l'eroe, dopo molte tappe, fino nel Lazio, la provincia italica che vedrà i modesti inizi della grande Roma. Quando, quattro secoli dopo, Virgilio scrisse l'Eneide, che narra la storia della fondazione di Roma, molte altre leggende si erano aggiunte ai racconti dei viaggi di Enea.