Tragedia di Euripide

Nell'Elettra Euripide, diversamente da Sofocle, mostra di curarsi più dell'"atmosfera" che dei personaggi.

Questa tragedia fu rappresentata per la prima volta verso l'anno 413 a.C. Il tema dell'opera e la molla dell'azione sono molto diversi da quelli di cui si servì Sofocle. Euripide introduce un personaggio mutuato certamente da un altra versione del mito, che non appare ne in Eschilo ne in Sofocle. Si tratta del marito di Elettra, un uomo del popolo al quale Egisto la costretta ad unirsi per evitare che essa possa pretendere di avere un figlio di sangue reale. Nella maggior parte delle traduzioni questo personaggio viene chiamato "il contadino". Sarebbe più giusto dire "l'agricoltore" o, più poeticamente, "il giardiniere", come fa Giraudoux. Si tratta infatti di un uomo che è padrone delle sue terre, da cui ricava il proprio sostentamento. Nell'opera di Euripide, Elettra e Oreste hanno un atteggiamento tutt'altro che eroico. La ragazza piange sempre sulle proprie sventure; il fratello è apparentemente un giovane privo di volontà, vittima di incessanti terrori. Egli non si sente mai al sicuro, trascinato da forze più grandi di lui. Battendo in breccia la tradizione, Euripide proclama che l'oracolo che impone a Oreste di diventare un assassino è troppo vile per essere considerato come un ordine degli dei. Secondo lui, quella non è che la soddisfazione di un antica e selvaggia sete di vendetta. Elettra è nettamente più vecchia e forte del fratello, principe sventurato privato dei propri diritti, che spera ardentemente di trionfare pur sapendo che la vittoria arride spesso agli usurpatori. Tutti questi fattori respingono Oreste molto al di là delle sue capacità naturali, e in una tragedia posteriore (Oreste) Euripide mostrerà quali gravi danni essi abbiano prodotto al suo già precario equilibrio. Lo scenario della tragedia di Euripide è costituito dalla modesta dimora dell'agricoltore, situata sulle pendici di una collina vicino a Micene. E' l'aurora, e l'agricoltore incomincia la sua giornata. Egli medita sul suo strano destino: è sposato a una principessa micenea, a una donna di sangue reale che egli non ha mai toccato, tanto per rispetto nei suoi confronti quanto per il ricordo di suo padre Agamennone.

Elettra esce dalla casa. l'agricoltore tenta di dissuaderla dal compiere il lavoro di una serva. Elettra risponde che sta andando a prendere l'acqua dal pozzo, affinché tutti possano vedere a che cosa è ridotta la figlia di Agamennone, mentre Egisto regna e Clitennestra è la sua sposa. Elettra esce di scena, seguita dall'agricoltore. Appaiono Oreste e Pilade. La vendetta cruenta è in cammino.  Oltre al personaggio dell'agricoltore, Euripide introduce nella sua tragedia i Dioscuri, i quali permetteranno lo scioglimento dell'opera. Castore, è il solo dei gemelli divini a parlare. L'assassinio di Egisto è stato perpetrato fuori scena: Oreste e Pilade si sono presentati al palazzo come due stranieri provenienti dalla Tessaglia e hanno colpito Egisto davanti all'altare dove stava offrendo un sacrificio. Poi Elettra ha mandato un messaggio al palazzo, annunciando di aver dato alla luce un figlio. Essa è convinta che sua madre Clitennestra non mancherà di farle visita. Infatti la regina va a casa dell'agricoltore, ignorando che Egisto è stato assassinato. Elettra vuole essere sola a punire Clitennestra. Quando però la regina è nella fattoria, è Oreste che la uccide. Ma di colpo fratello e sorella si rendono conto che questa seconda uccisione distruggerà anche loro. La loro colpa è incancellabile: essi non hanno più nessun avvenire. Nessun essere umano potrà mai guardare Elettra con bontà, e in quanto ad Oreste, dove sarà più il benvenuto? Ma a questo dramma occorre uno scioglimento.

L'equivalente per le donne del famoso "complesso di Edipo" descritto da Freud a proposito dei maschi è stato chiamato da Jung "complesso di Elettra".

Euripide fa apparire allora in scena i Dioscuri, i quali metteranno ordine in quella situazione atroce creata da un antico desiderio di vendetta. Elettra andrà sposa a Pilade, amico di Oreste e figlio del re della Focide. L'avvenire di Oreste si annuncia più cupo, in quanto il giovane non può andare ne a Micene, ne ad Argo: è un matricida, e la sua eredità non è che veleno. La cosa peggiore è che le Furie conoscono il suo delitto e si sono già alzate in volo per andare a tormentarlo. E' indispensabile pertanto da parte sua recarsi il più presto possibile ad Atene, dove un tribunale lo giudicherà e gli dirà come espiare il suo misfatto. Perché, afferma Castore, la responsabilità di quelle uccisioni ricade su Apollo, che le ha ordinate. E' quindi giusto che Apollo ne scagioni Oreste, e la giustizia baderà che ciò avvenga. Fratello e sorella si separano. Nessuno di loro rivedrà più Argo. Elettra parte per la Focide con Pilade e l'agricoltore, che avrà un posto d'onore in quel nuovo regno. Oreste si dirige verso la strada che porta ad Atene: il cammino dell'assoluzione gli è aperto davanti, mentre le ali delle Furie già gli battono alle orecchie.