Elettra, figlia di Agamennone e di Clitennestra, era sorella di Oreste e di Ifigenia. Viene citata per la prima volta nell'Orestea, che Stesicoro scrisse nel V secolo a.C. e di cui attualmente esiste solo qualche frammento. Il suo personaggio complesso di furia vendicatrice verrā sviluppato ulteriormente a seconda del temperamento dei singoli poetici tragici. Per Eschilo, Elettra non č che un piccolo ingranaggio di un grande disegno. In Euripide č la portavoce delle vedute incisive dell'autore sulla responsabilitā umana, senza varcare i limiti della tradizione. Sofocle a sua volta espone gli elementi di un dramma atroce lasciando al pubblico la cura di giudicare. Tutti i poeti tragici si sono interessati del movente delle azioni di Elettra. Forse Eschilo prova per lei una certa compassione, pur compiacendosi morbosamente di analizzare con cura minuziosa il suo odio e le sue sventure. Due opere di Euripide le attribuiscono una fine relativamente felice, facendola andare sposa a Pilade, il fedele compagno di suo fratello. Questo personaggio leggendario non ha mai cessato di appassionare i drammaturghi, che ai nostri giorni si rifanno piuttosto ai moventi psicologici del suo comportamento : "Il lutto si addice ad Elettra" di Eugene O'Neill e "l'Elettra" di Jean Giraudoux ne sono due notevoli interpretazioni.