Le disgrazie fisiche non impedirono a Efesto di sposare Afrodite, la dea dell'amore. Il fabbro divino non fu invece altrettanto fortunato con Atena, che rifiutò sempre di cedere alle sue richieste.

Nella mitologia greca Efesto, il fabbro divino, era il dio del fuoco e della metallurgia, nonché il protettore degli artigiani. I suoi santuari si trovano nelle regioni in cui si foggiavano i metalli o nelle vicinanze dei vulcani, come quelli della Sicilia e delle isole Lipari. Si trattava, indubbiamente, di una divinità originaria dell'Asia, paese in cui le armature e i metalli venivano lavorati con abilità e arte consumata. Omero fa di Efesto il figlio zoppo di Zeus e di Era. L'Iliade dà due spiegazioni di questa infermità. Nel libro I si legge che Efesto, avendo preso da bambino le parti della madre in una controversia con Zeus, fu scaraventato dal padre giù dall'Olimpo. Caduto sull'isola di Lemno, fu raccolto e soccorso da Teti e da Eurinomo. Ma nel libro XVIII, pregato da Teti di fare un'armatura per Achille, Efesto narra come fosse stata sua madre Era a gettarlo giù appena nato dall'Olimpo, disgustata dalla sua deformità.

 

Comunque sia, non è alla crudeltà dei genitori che bisogna imputare la sua disgrazia fisica. Efesto, e questo è un fatto importante della sua leggenda, era nato zoppo. Nonostante questa infermità, un artigiano dalle mani abili e dalle spalle larghe era molto apprezzato in una comunità di guerrieri. Armaiolo divino, le armi che foggiava erano dotate di un potere magico. Il personaggio del fabbro magico si ritrova del resto in numerose mitologie. Esiodo per contro propone un'altra genealogia di Efesto, che secondo lui era figlio soltanto di Era e non di Zeus. La regina dell'Olimpo, dopo una lite con lo sposo, forse per gelosia della nascita di Atena, che Zeus aveva messo al mondo da solo, concepì Efesto di sua propria volontà. Esiodo non attribuisce ad Efesto nessuna sposa, mentre Omero gliene dà due di grande bellezza.

 

Per la sua bruttezza e le sue deformità, Efesto si distingueva dagli altri dei dell'Olimpo che brillavano tutti per la loro maestosa bellezza.