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Tragedia di Sofocle
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Sofocle visse nel V secolo a.C. Il suo Edipo Re è considerato il capolavoro della tragedia antica. |
Questa tragedia fu rappresentata per la prima volta verso l'anno 425 a.C. La scena si apre davanti al palazzo di Edipo a Tebe. Nel cortile gli altari degli dei sono circondati da una folla di supplicanti. Le porte del palazzo si aprono e appare Edipo. I supplicanti gli fanno cerchio intorno. Uno di essi, sacerdote di Zeus, gli dice : < O salvatore di Tebe, ancora una volta nella nostra afflizione noi ricorriamo a te, perché stiamo soffrendo per la pestilenza e per la carestia >. Edipo , preoccupato per le disgrazie del suo popolo, cerca invano una soluzione. Suo cognato Creonte, andato a Delfi per interrogare l'oracolo, sta tornando proprio in quel momento. Edipo lo prega di parlare davanti a tutti, affinché il popolo possa conoscere il responso. Creonte annuncia che la causa delle sventure di Tebe è stata scoperta : nella città c'è un assassino che la disonora. Quando questi sarà stato identificato e cacciato, torneranno la pace e la prosperità. Edipo lo tempesta di domande, e Creonte continua. Quando il vecchio re Laio, stava andando a Delfi al tempo in cui Tebe viveva sotto l'incubo della Sfinge lungo la strada era stato assalito dai briganti, i quali, secondo il racconto fatto da un suo scudiero, l'avevano poi ucciso. Ma, chiede Edipo, nessuno aveva cercato l'assassino? Creonte risponde che a quell'epoca la città doveva salvarsi dalla Sfinge e si preoccupava più della vita dei suoi abitanti che della morte del re. Edipo assicura che non si darà pace finché non sarà trovato l'assassino. Fin tanto che sarà in libertà colui che ha ucciso Laio, la casa reale è in pericolo. Edipo confida agli anziani che se il colpevole si denunciasse da solo, la città sarebbe salva e l'assassino non rischierebbe più di essere messo al bando, ma se un tebano ha dato asilo a un colpevole, ne subirà le conseguenze : sarà bandito per sempre da Tebe e ne porterà la vergogna per tutta la vita. Edipo decide di rivolgersi a Tiresia, l'indovino cieco. L'indovino viene guidato fino all'ingresso del palazzo e rimane in piedi, immobile, mentre Edipo lo prega di aiutarlo a risolvere il mistero che opprime la città. |
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In un bisbiglio, come parlando da solo, Tiresia dice che la conoscenza a volte è orrenda, in certe occasioni è quindi meglio mantenere il silenzio per non richiamare la sventura. Edipo esige una spiegazione. Tiresia risponde che preferirebbe andarsene, il che permetterebbe al re e a lui di portare ognuno il proprio fardello. Edipo reagisce violentemente : che Tiresia parli. Il vecchio non si decide a parlare, e la collera del re aumenta. Tiresia gli dà allora un consiglio : bisogna incominciare col mettere ordine nella propria casa prima di cercare un colpevole fuori. Il re chiede chiarimenti. L'indovino accusa formalmente Edipo di essere l'assassino che disonora la città e gli rivela inoltre che conduce una vita scandalosa ed incestuosa. Indignato, sconcertato, il re ordina a Tiresia di andarsene : non è che un vecchio pazzo, cieco e spudorato. Crede forse di poter detronizzare il suo sovrano? L'indovino risponde : < Io non ho nessun potere, sono nelle mani di Apollo, e ben presto ne sarà data la prova >. Sentendo il nome di Apollo, Edipo pensa subito a Creonte, tornato da Delfi proprio in quel momento. Che ci sia un complotto fra Tiresia e Creonte, così vicino al trono? Ancora una volta Edipo provoca Tiresia. L'indovino si rivolge solennemente al re : prima che finisca il giorno, l'assassino di Laio sarà scoperto. Non è uno straniero, è un uomo che è nato a Tebe e che abita nella città. Vi è arrivato da postulante, ne ripartirà da mendicante, aprendosi la via a tentoni con un bastone. Quest'uomo, figlio e marito della stessa donna, è anche un parricida. Gli anziani lo ascoltano in un silenzio carico di orrore. Edipo lo guarda allontanarsi, poi rientra nel palazzo. Appare Creonte, il quale chiede agli anziani se è vero che Edipo lo crede colpevole di aver cospirato contro di lui. Il suono della sua voce fa uscire Edipo dal palazzo. Il re l'accusa apertamente. Non si trovava forse a Tebe, unitamente a Tiresia, all'epoca in cui Laio fu assassinato sulla strada di Delfi? Creonte gli risponde con veemenza di non volere il suo trono, e poiché Edipo lo tratta da mentitore, lo sfida a mandare un messaggero a Delfi per verificare le parole dell'oracolo. Entra in scena Giocasta che rimane incredula alle parole di Edipo che accusa suo fratello. Il capo degli anziani spiega a Giocasta cosa è successo. Edipo le dice che Creonte e Tiresia lo credono colpevole dell'uccisone di Laio. |
Edipo bambino, viene raccolto da un pastore |
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