
![]()
|
La Sfinge chiese : <Qual'è quella cosa che ha voce, che la mattina va con quattro piedi, a mezzogiorno con due e la sera con tre?>. Edipo rispose : < Quella cosa è l'uomo, che nell'infanzia si trascina carponi, nell'età adulta sta in piedi e nella vecchiaia procede con l'aiuto di un bastone >. |
Edipo era figlio di Laio, re di Tebe, discendente di Cadmo e di Giocasta e appartenente ad una delle più antiche famiglie della città. Esiste qualche contraddizione fra le versioni della sua vita e della sua morte narrate da Esiodo e da Omero (per il quale, nell'Odissea, la madre di Edipo non si chiamava Giocasta ma Epigaste). Ma la tradizione più famigliare è quella del ciclo tebano che ha ispirato i grandi poeti tragici Eschilo, Euripide e soprattutto Sofocle. Da giovane, Laio era stato costretto ad andare in esilio alla corte del re Pelope, di cui aveva tradito il figlio, Crisippo. Quando, tornato nel suo regno, aveva sposato Giocasta, l'Oracolo di Delfi gli aveva predetto che, per punizione di quel tradimento, se avesse avuto un figlio, questi lo avrebbe ucciso. Ignorando l'avvertimento, Laio generò Edipo. Appena il bambino vide la luce, il padre lo affidò ad un servitore, ordinandogli di abbandonarlo sul monte Citerone. Per essere sicuro che il piccolo non potesse muoversi, il re gli aveva legato i piedi. Ma il servitore del re, uomo di cuore affidò il bambino ad un pastore corinzio, chiedendogli di portarlo in un posto sicuro e di allevarlo in segreto. Il pastore lo consegnò al proprio re, Polibo, che non aveva figli. Polibo e la sua sposa Peribea (o Merope, secondo alcuni narratori) accolsero con gioia quel bambino, al quale diedero il nome di Edipo, che significa "piedi gonfi". Così Edipo crebbe a Corinto, persuaso di essere figlio di Polibo, fino al giorno in cui un ospite della casa, sotto i fumi del vino, gli rivelò che egli non era il vero erede del re. Turbato, Edipo decise di andare a Delfi per interrogare l'oracolo. La sua risposta lo sconvolse: Apollo aveva predetto che egli avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Per non fare avverare la profezia, Edipo decise di non tornare mai più a Corinto. |
|
Dirigendosi verso oriente, prese la strada di Tebe e si imbatté in un carro su cui si trovava un uomo di età matura, che gli ingiunse di lasciarli il passo. Edipo non si sentì disposto ad acconsentire, allora l'uomo che guidava il carro gli abbatté uno dei cavalli. Edipo uccise il vecchio e l'auriga, il vecchio non era altri che Laio. Il giovane riprese il cammino. Avvicinandosi a Tebe, incontrò la Sfinge, un mostro con il volto di fanciulla, il petto, le zampe e la coda di leone e le ali di uccello da preda che uccideva tutti coloro che non sapevano risolvere l'enigma che veniva loro proposto. Edipo riuscì a dare la risposta giusta e per il dispetto il mostro si uccise. I tebani accolsero Edipo come un eroe e un liberatore. Siccome il loro re era stato assassinato, il fratello della regina, Creonte, che fungeva da reggente, offrì a Edipo il trono di Tebe e la mano di Giocasta, la vedova del re. Per quindici anni Edipo e Giocasta regnarono su un paese prospero, e dalla loro unione nacquero due figli maschi, Eteocle e Polinice, e due figlie, Antigone e Ismene. |
Edipo e la Sfinge, dalla decorazione di una coppa greca. |