Furioso per avere sollecitato invano una risposta dell'oracolo di Delfi, Eracle si impossessa del tripode sacro sul quale troneggiava la Pitia.

 Secondo la mitologia greca fu proprio Zeus a scegliere la sede del santuario di Delfi. Egli fece volare due aquile intorno alla terra in direzione opposta. Il punto in cui esse si incontrarono, Delfi, era quindi in tal modo il centro, l'ombellico del mondo. Vicino alla fenditura nella roccia dalla quale usciva la voce dell'oracolo si trovava una pietra incava come un ombellico (omphalos). Nell'epoca classica l'oracolo stava in una caverna (adyton) sotterranea situata sotto il tempio di Apollo. Quando Apollo decise di fondare in quel luogo un santuario, esisteva già un oracolo consacrato alla Terra Madre (Gea), custodito da un serpente o, secondo altri narratori, da un drago, entrambi creature della terra per eccellenza. Secondo quest'ultima versione fu il drago, Pitone, a dare il proprio nome al luogo. Apollo dovette ucciderlo con le proprie frecce, vendicando sua madre Leto, che il drago aveva tentato di far morire prima della nascita dei figli. Fu così che Apollo venne nominato Pitio quando a sua volta rese degli oracoli. Un'altra versione attribuisce al drago che custodiva la fonte del vecchio oracolo il nome di Delfine. Questo spiegherebbe allora l'origine etimologica della parola Delfi, proveniente dal greco Delphys, che significa "viscere della terra". L'oracolo veniva reso da una sacerdotessa di Apollo, la Pitia o Pizia, che sedeva su un tripode, simbolo del dio, in uno stato ipnotico di cui non si è mai riusciti a stabilirne chiaramente la causa. Il suo tripode era forse sistemato sopra vapori inebrianti che provenivano dalle profondità della terra? Gli scavi più recenti contraddicono questa ipotesi. Masticava forse foglie di alloro, l'albero preferito di Apollo che contengono delle sostanze tossiche? Per la verità non è indispensabile scoprirne una spiegazione razionale di questo fenomeno: quello che conta è il fatto che per secoli ogni parola pronunziata dalla Pitia veniva ascoltata con il più profondo rispetto. Le domande da porre all'oracolo venivano consegnate ad un sacerdote che le trasmetteva alla Pitia, la cui risposta veniva trascritta da un altro sacerdote e comunicata a chi aveva posto la domanda. Spesso queste risposte avevano un carattere ambiguo. E' il caso per esempio, di quella ricevuta da Creso, il ricco e potente re della Lidia, che voleva sapere se fosse saggio fare la guerra ai persi.

L'oracolo rispose che se Creso fosse partito in guerra contro i persi, avrebbe distrutto un grande regno. Pieno di fiducia Creso si lanciò nella lotta provocando la rovina del proprio regno. Il più delle volte l'oracolo esprimeva il punto di vista dell'ordine. E' degno di nota il fatto che l'oracolo riconobbe ufficialmente Dioniso e lo accolse favorevolmente proprio a Delfi: ciò significava chiaramente che la religione di Dioniso era altrettanto necessaria agli uomini quanto le religioni già esistenti. Talora le risposte erano categoriche. Quando Cerefone chiese se esisteva un uomo più saggio del suo amico Socrate, la risposta fu semplicemente "no". Il declino di Delfi e dell'oracolo di Apollo o in altri termini il declino di questo focolaio di valori morali, di questa ricerca dell'integrità tanto personale quanto politica, avvenne parallelamente alla decadenza storica della Grecia stessa. L'urto e la supremazia dei macedoni, l'annientamento delle città greche, l'invasione romana accompagnata dal saccheggio del santuario ad opera di Silla nell'86, nonché la moda dell'astrologia contribuirono alla morte della religione apollinea.

Ci volle poi tutta l'autorità di Zeus per porre fine alla violenta disputa, causata appunto dal tripode, fra Eracle ed Apollo.