I Cabiri, divinità della fertilità, erano venerati soprattutto in Frigia (al centro dell'Asia Minore), a Lesbo e a Samotracia, dove ancora oggi esistono dei pozzi sacrificali e delle vestigia del loro culto. Il numero dei Cabiri varia da tre a quattro, a sei a secondo delle versioni. In certi posti erano identificati con altre divinità della terra quali Demetra o Dioniso. Dal VI secolo a.C. venivano adorati come protettori dei marinai, e l'isola di Samotracia divenne il loro santuario principale. Nelle Argonautiche (libro I) Orfeo persuade gli altri argonauti a passare da quest'isola per conoscere i segreti dei Cabiri, in modo da poter affrontare più agevolmente i mari sconosciuti.

 

Caco è una divinità romana che appare nel ciclo dei miti di Eracle (in latino Ercole), e precisamente nella decima delle sue fatiche. Dopo aver portato via i buoi di Gerione, il gigante che dal ventre in su aveva tre corpi e tre teste, Eracle riprese la via della Grecia. Ad un certo punto incontrò Caco, figlio di Vulcano, che l'Eneide ci presenta come un mostro che sbuffava fuoco. Caco viveva in una grotta sull'Aventino ed era il terrore dei paesi vicini per le sue ruberie. Rubò perfino una parte dei buoi che Eracle stava portando ad Argo con il celebre stratagemma, tirando gli animali per la coda verso la sua caverna, in modo che le orme non svelassero il nascondiglio. Ma l'eroe scoprì la caverna grazie al muggito dei buoi e dopo una violenta lotta uccise il ladrone. In genere si ammette che Caco fosse un'antica divinità del fuoco della regione nella quale fu fondata Roma.

 

La ninfa Calipso, sovrana dell'isola di Ogigia (senza dubbio la penisola mediterranea di Ceuta), era secondo alcuni figlia del Sole e sorella della maga Circe, e secondo altri figlia del gigante Atlante. Dimorava in una grotta incantata, tappezzata di zolle erbose, disseminata di fiori d'acqua e popolata di ninfe filatrici. Ulisse fu gettato dai flutti sull'isola di Calipso quando, tornando a Itaca dopo la guerra di Troia, riuscì a sfuggire ai turbini del vortice di Cariddi. La bella ninfa si innamorò di lui e lo trattenne con sé per molti anni. Questa prigione dorata si aprì soltanto grazie all'intervento della dea Atena. A malincuore, Calipso lasciò partire l'eroe, che le aveva dato due figli, Nausitoo e Nausinoo.

 

Figlia di Zeus e di Mnemosine (la memoria), Calliope è la Musa della poesia epica e di quella lirica. Fu amata da Apollo, che le diede un figlio, Imene, dio degli sponsali e del canto nuziale. Diverse tradizioni le attribuiscono altri figli : Orfeo, il cantore di genio, Lino e Ialemo, personificazione dei canti di lamento per la morte dei giovani. Nella disputa che opponeva Afrodite a Persefone, che avevano raccolto il bell'Adone e se ne contendevano la custodia, Calliope fece da arbitro in nome di suo padre Zeus.

 

Nella religione romana ogni corso d'acqua, ogni lago, ogni fiume aveva una propria divinità. Le Camene erano ninfe delle sorgenti. Il loro santuario si trovava in un boschetto sacro vicino a Porta Capena a Roma. La tradizione voleva che questo tempio fosse stato consacrato dal re Numa Pompilio, leggendario successore di Romolo. Le Camene (le indovine) avevano il dono della profezia, e le Vestali andavano ad attingere alla loro sorgente l'acqua necessaria alle celebrazioni dei loro riti.

 

Il Campidoglio è uno dei sette colli di Roma ed era sede della fortezza della città. Questa altura ha due vette, su una delle quali si ergeva il tempio di Giove Capitolino, guardiano della città, e sull'altra quello di Iuno Moneta (colei che avverte). Dopo un trionfo i generali vittoriosi vi andavano ad offrire sacrifici, così come facevano i magistrati al momento di accedere alla loro carica. Il più antico santuario del campidoglio era dedicato a Giove Feretrio. Il significato di questo aggettivo non ci è noto, ma non è escluso che abbia qualche riferimento con la quercia, l'albero sacro che cresceva su quel colle e sul quale Romolo appese le prime spoglie opime prese dopo aver ucciso un generale nemico. Oggi non resta più niente dei grandiosi monumenti che un tempo si ergevano sul colle del Campidoglio in onore di Giove, Giunone, e Minerva.

 

Secondo Omero ed Esiodo, le anime dei giusti amati dagli dei dimoravano dopo la morte in un luogo di delizie, coperto dall'ombra di boschetti sempreverdi e immerso in una luce soffusa : i Campi Elisi. Questa campagna si trovava ai limiti occidentali della terra (considerata a quel tempo una distesa piatta), ed era circondata dal mare. A volte i Campi Elisi venivano chiamati le Isole dei Beati. Nell'Eneide, Virgilio descrive l'incontro fra Enea ed il padre Anchise in questo luogo.

 

 

Il Caos era il vuoto originale, lo spazio incommensurabile dal quale gli elementi fin lì mescolati allo stato fuso si separarono all'inizio dei tempi per formare il cielo e la terra. In Esiodo appare prima la Terra, seguita dal Tartaro (un abisso senza sole situato sotto l'Ade) e da Eros, l'amore, dopo di che nacquero gli esseri divini.

 

Il pericoloso vortice delle epopee greche, che la tradizione poneva nello stretto di Messina. Di fronte a Cariddi si trovava l'antro del mostro Scilla. L'espressione "essere fra Scilla e Cariddi" indica il rischio di correre un pericolo per sfuggire ad un altro pericolo.

 

Nella religione romana Carmenta era la divinità che proteggeva le partorienti. Nella mitologia è la madre di Evandro di Arcadia, che fondò una città sul Tevere. Essa possedeva il dono della profezia, e questo spiega perché a volte venisse chiamata con nome plurale, Carmentes antevorta (che conosce il passato) e Carmentes postvorta (che conosce l'avvenire).

 

Festa del raccolto celebrata in onore di Apollo Carneo soprattutto a Sparta. I cantori vi ricevevano dei premi, e venivano organizzate corse di giovani che portavano grappoli di uva in testa. I risultati erano considerati un presagio dell'avvenire. In questa festa Apollo veniva onorato nella sua qualità di protettore degli armenti.

 

Castalia era una ninfa di cui Apollo si innamorò, ma cosa strana, essa prese la fuga davanti a quel dio che rappresentava l'ideale della bellezza maschile e si gettò in una fonte del monte Parnaso. Quella fonte, che porta il suo nome, esiste ancora, e molti turisti che visitano Delfi incominciano proprio da lì la visita al santuario di Apollo.