Bacco è il nome con cui i romani chiamavano Dioniso. Il lato licenzioso del culto dionisiaco si diffuse in Italia nel II secolo a.C. e portò a eccessi che allarmarono le autorità. Se si vuole credere ad una iscrizione giunta sino a noi, il senato romano proibì quei riti nell'anno 186, ma i misteri bacchici mantennero abbastanza saldamente la loro presa sulla fantasia dei romani. Il culto di Bacco s'identificò alla fine con quello dell'antico dio italico Liber e lo soppiantò nell'epoca classica. Il culto di Bacco, dio del vino e degli stravizi, permise alla società romana di dare una giustificazione religiosa ad alcuni suoi eccessi.

 

Dea romana della guerra, la cui origine è incerta. Era imparentata con Marte? Era una divinità complementare? In ogni caso, ella appare nelle prime manifestazioni della religione romana. Il suo tempio si trovava all'esterno delle mura della città, presso la Porta Collina. Vicino a questo tempio si ergeva una piccola colonna, presso la quale il sacerdote di Giove Feretrio gettava la lancia in segno di dichiarazione di guerra.

 

La Bona Dea era una divinità romana il cui culto veniva celebrato esclusivamente dalle donne. Essa è stata identificata con Fauna, la sposa ( o forse la madre) di Fauno, il dio romano della fertilità. Il segreto nel quale si svolgevano i suoi misteri annuali, ai primi di dicembre, ci fa pensare a una nuova versione della Terra Madre. Quando nel 62 a.C. Publio Clodio, travestito da donna, riuscì a partecipare al culto della Bona Dea che si celebrava nella casa di Cesare (in quanto questi era Pontefice Massimo), ne conseguì una grave crisi politica.

 

Nei primi nove anni della guerra di Troia i greci lanciarono numerosi attacchi contro le città della Troade. Achille conquistò Lirnesso, dove prese come schiava Briseide. Da un'altra di queste scorrerie Agamennone riportò come preda di guerra la cugina di Briseide, Criseide, figlia di Crise, sacerdote di Apollo. Quando i greci costrinsero Agamennone a rendere la prigioniera al padre, perché Apollo offesosi fece scoppiare una epidemia nel campo Acheo, Agamennone acconsentì, ma per vendetta ordinò alle sue guardie di andare a prendere Briseide nel campo di Achille. Furente per questo oltraggio, Achille rifiutò di continuare a battersi. Agamennone gli propose di ridargli la fanciulla assieme ad un forte riscatto, ma Achille rifiutò e rimase sotto la sua tenda. Solo la morte dell'amico Patroclo lo costrinse a riprendere le armi.

 

Dea cretese della fertilità, identificata in seguito con Artemide. Il suo nome significa "dolce fanciulla". Per sfuggire a Minosse, Britomarte si gettò in mare, ma fu salvata da alcuni pescatori. Britomarte raggiunse così sana e salva l'isola di Egina, dove fu venerata sotto il nome di Afea. Tutti i suoi nomi e tutte le sue caratteristiche sembrano collegati al culto della luna e ai riti della fertilità e fanno di Britomarte una variazione sul tema della Dea Madre eterna.