A cavallo di Pegaso, Bellerofonte si accinge ad affrontare la Chimera.Bassorilievo del V secolo a.C. La posizione di Bellerofonte in groppa a Pegaso è dovuta alla testa del caprone.

Bellerofonte è l'eroe di un antico mito greco di cui esistono diverse versioni di epoche molto diverse. Nell'Iliade (libro VI) appare senza che venga menzionato Pegaso, il cavallo alato di Zeus, che invece in Esiodo compare. Una versione più tarda, dovuta a Pindaro (Olimpiche) e nella quale figura anche Pegaso, dà ad alcuni personaggi un nome diverso. Quest'ode trionfale è quella che ci è più familiare. Bellerofonte, discendente del re di Corinto, si trovava alla corte del re di Tirinto, Preto, e la sua grande bellezza attirò su di lui le attenzioni della regina Stenebea. Il giovane respinse i suoi approcci, rifiutandosi di disonorare il proprio ospite. Respinta, Stenebea decise di vendicare l'affronto e andò a dire al marito che Bellerofonte aveva tentato di sedurla. Non potendolo uccidere per rispetto delle leggi dell'ospitalità, Preto mandò il giovane dal proprio suocero, Iobate, re della Licia, con l'incarico di consegnarli una lettera sigillata. Iobate ricevette amabilmente Bellerofonte. La lettera gli chiedeva di metterlo a morte, ma anche Iobate, al pari di Preto, non poteva uccidere sopra il proprio tetto un ospite con cui aveva diviso il proprio pasto.

 Per non commettere questo delitto spregevole Iobate chiese allora a Bellerofonte di uccidere la Chimera , un mostro con la testa di leone, il corpo di caprone e la coda di serpente che sputava fiamme. L'indovino Polido consiglio a Bellerofonte di impossessarsi di Pegaso, il cavallo alato. La dea Atena gli diede una briglia d'oro, grazie alla quale il giovane poté domare il cavallo alato, mentre stava bevendo alla fonte di Pirene, vicino a Corinto. Con l'aiuto di quel destriero magico, Bellerofonte riuscì a gettare del piombo nella gola della Chimera.

Al calore delle fiamme, il piombo si fuse e soffocò il mostro. Iobate tentò allora di sbarazzarsi di Bellerofonte mandandolo a combattere il bellicoso popolo dei solimi e le amazzoni loro alleate. Volando ancora una volta sopra le loro teste, Pegaso permise a Bellerofonte di massacrarli a sassate e di costringerli a battere miseramente in ritirata, dato che le loro frecce non riuscivano a raggiungere il cavallo alato. Infine Iobate, preso d'ammirazione, mostrò a Bellerofonte il messaggio di Preto e gli chiese se quello che esso diceva fosse conforme al vero. L'eroe gli rivelò la verità e Iobate gli credette, tanto da farne l'erede al trono della Licia e da dargli in sposa la propria figlia Filonoe. Si offriva così a Bellerofonte un avvenire felice, ma l'orgoglio fece commettere al giovane un errore imperdonabile. Egli decise infatti di salire con Pegaso fino all'Olimpo. Pegaso lo disarcionò e continuò da solo fino alla dimora degli dei, mentre Bellerofonte precipitava a terra, dove passò il resto dei suoi giorni infermo e solitario, come proscritto e come reprobo.