Tragedia di Euripide

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Su quella montagna la regina, Agave, e le sue due sorelle, Ino e Autonoe, dormono sulle foglie morte con le altre tebane. Allo spuntar del giorno, mentre le greggi salgono lungo le pendici, le donne si svegliano. Alcune nutrono col proprio latte degli animali selvatici : lupi, cerbiatti. Altre gettano il proprio tirso a terra ed il vino, dono di Dioniso, scorre a torrenti. Altre fanno sgorgare latte fresco dalla terra stessa o colpiscono pietre se vogliono acqua. I pastori le scorgono e, sperando di guadagnare i favori del re, decidono di catturare le donne della casa reale. Queste però si nascondono fra le baccanti. Il messaggero prosegue il suo racconto : egli ha tentato di prendere Agave, ma la regina ha chiamato in aiuto le baccanti, che, vedendosi minacciate, sono diventate delle furie, delle forze della natura. I pastori hanno dovuto fuggire davanti a loro. In un delirio frenetico le baccanti sono scese dalla montagna fino alle prime case che si trovano vicine alle mura di Tebe

Baccanti con i loro attributi rituali : da sinistra a desta, i crotali (specie di nacchere), il tirso (lungo bastone coronato di foglie), la pelle di cerbiatto e il vaso sacro.

Qui si sono impadronite dei bambini strappandoli ai genitori. La loro violenza era tale che i contadini non potevano opporsi in nessun modo. Alla fine, affrante, esse sono risalite sul monte Citerone per bagnarsi nelle sorgenti e riposarsi. Penteo fa radunare gli uomini della città. Bisogna assolutamente circondare le baccanti e imprigionarle. Lo straniero cerca di dissuaderlo. Il re risponde solo con insulti. Allora il dio Dioniso rivela la propria potenza e ordina al re quello che deve fare, dire e persino pensare. Il re obbedisce. Il dio lo costringe a vestire gli abiti delle baccanti per mescolarsi fra loro senza essere riconosciuto. Potrà vedere così di persona in quale modo quelle donne celebrano il nuovo culto. Penteo tenta di resistere, ma la volontà del dio trionfa. Dioniso gli da la veste e la pelle di cerbiatto rituali.Penteo lo segue, come inebetito, sotto gli occhi stupefatti della folla. Un servitore gli accompagna. Dioniso promette al re che sua madre Agave lo ricondurrà a Tebe. Il cortile del palazzo si riempie. Agli abitanti della città si aggiungono i sostenitori del dio, che implorano la sua benedizione e lodano la sua potenza. Essi sanno che i suoi nemici saranno annientati. I loro inni si interrompono quando lo scudiero del re ritorna ad annunciare che il re è morto. Quando Penteo, il suo servitore e lo straniero si erano incamminati per salire sul monte Citerone, avevano scorto le baccanti che si riposavano in una valletta. Penteo però aveva detto di non vedere niente. 

Senza alcuno sforzo apparente, lo straniero allora aveva piegato un pino per permettere a Penteo di sedersi su di un ramo. Risalito l'albero nella sua posizione normale, il re aveva potuto osservarle. Tutto ad un tratto lo straniero era scomparso e la voce forte era risuonata di nuovo, gridando alle donne: "Eccolo! E' questo l'uomo che perseguita il vostro dio". Una striscia di fuoco uscì dal sole e salì in cielo. Si fece un silenzio assoluto. Non si muoveva una foglia. Le donne si alzarono in piedi per ascoltare. La voce tuonò ancora e, prese dal furore dionisiaco, le baccanti si precipitarono di corsa alla ricerca della loro vittima. Le donne della casa reale guidavano la caccia, e fu proprio Agave a trovare il pino, che venne sradicato dal terreno. Ritrovata la ragione al momento di morire, la vittima implorò Agave di riconoscere il suo stesso figlio. Era troppo tardi : le baccanti l'avevano ucciso e ne avevano disperso i pezzi sulla montagna. Agave reclamò per sé la testa. Una cosa sola era certa : il suo dio aveva vinto, e lei riportava trionfalmente a Tebe il capo mozzo di chi aveva osato sfidarlo. Terminato il racconto, il servitore del re dichiara che si è trattato di uno spettacolo insopportabile ed esce di scena. Agave entra nel cortile del palazzo. E' in uno stato di estasi delirante, ha le mani e le braccia coperte di sangue e brandisce la testa del figlio Penteo.  Il coro, inorridito, indietreggia. la regina proclama il proprio trionfo, avendo abbattuto un leone ...... o un toro. Suo padre Cadmo si rallegrerà con lei pensa, perché il suo dio Dioniso sarà onorato e suo figlio Penteo farà costruire un santuario per custodirvi la sua preda. La donna si dirige verso il palazzo e chiama Cadmo, di ritorno anche lui dal monte Citerone alla testa di una triste processione. Alcuni servitori portano una bara, nella quale sono stati ricomposti i resti di Penteo.

Il culto dionisiaco si diffuse largamente in Roma. Qui Dioniso divenne Bacco, venerato da un numero ristretto di iniziati i quali durante i baccanali si davano ad orge che il senato tentò di combattere.

 Cadmo sa la verità e freme d'orrore quando la figlia corre verso di lui e gli mostra quel sanguinante trofeo. Con uno sforzo supremo di volontà, Cadmo la strappa dal suo stato delirante e la costringe a guardare quello che tiene in mano. Ma la regina non capisce. Chi ha ucciso suo figlio? Che cosa faceva lei, con le sue sorelle sul monte Citerone? Che cosa facevano le donne di Tebe? Cadmo glielo rivela : il dio ha fatto pagare alla sua città natale un prezzo spaventoso per averlo rinnegato. A questo punto Dioniso appare in mezzo a loro in tutta la sua gloria. La tragedia finisce. Il dio pronuncia la condanna della casa reale di Tebe : il re è morto senza eredi. Cadmo ed Agave non hanno più il loro posto in città e partono per l'esilio.

Le baccanti pagina 1.