E' il nome con il quale nell'Iliade , vengono indicati i popoli che si lanciarono all'assalto di Troia. Omero non li chiama mai greci, ma argivi o discendenti di Danao Allo stato attuale delle ricerche scientifiche, sappiamo che i primi popoli elleni, scesi dal nord per stabilirsi in Grecia, occuparono l'Acaia, da qui il loro nome. Successivamente si insediarono in modo progressivo in tutto il paese. I loro capi guidarono i greci nella guerra di Troia, e ciò dimostra la loro supremazia. Ma dopo la vittoria sui troiani, la loro potenza fu quasi vicina alla fine. Un altro ramo dei popoli elleni, quello dei Dori, occupò e distrusse le due più grandi città achee, Micene e Tirinto. Agamennone, comandante in capo degli eserciti che attaccarono Troia, era re di Micene.

 

Figlio di due Titanidi, Oceano e Teti, Acheloo era il dio del più grande fiume della Grecia, che scorreva nell'Etolia. In questa regione viveva Deianira, figlia di Oineo, re di Calidone. Acheloo desiderava sposare la principessa, ma il padre ne aveva promessa la mano ad Eracle. Essendo una Divinità delle acque, Acheloo aveva il potere di trasformarsi, e per combattere Eracle presa la forma di un toro. Eracle però riuscì ad afferrarlo, a rompergli un corno ed ad atterrarlo. Acheloo riconobbe la propria sconfitta e chiese all'eroe di rendergli il corno, offrendogli in cambio il corno dell'abbondanza, detto anche cornucopia, della capra Amaltea, nutrice di Zeus.

 

Fiume del mondo sotterraneo nella mitologia, l'Acheronte in realtà è un fiume che nasce dall'Epiro. Prima di gettarsi nel Mar Ionio ha come affluente il Cocito.

 

Figlia di Pandareo, sposò Zeto re di Tebe. Anfione, fratello di questo re, aveva per moglie Niobe , che era piena di orgoglio per avere sette figli e sette figlie. Aedone invece aveva un unico figlio maschio, Itilo, e una sola femmina, Neide. Ferocemente invidiosa della cognata, Aedone decise di uccidere il figlio primogenito di Niobe. Una notte si recò nella camera dove dormiva tutta la progenie reale, ma si sbagliò di letto. Il bambino a cui tolse la vita era il proprio figlio Itilo. Zeus ebbe pietà del suo dolore e la trasformò in usignolo, l'uccello che si sente piangere di dolore nella notte.

 

Figlia di Cadmo, fondatore e re di Tebe, e di Armonia , Agave è la madre di Penteo. Il figlio di sua sorella, Semele, non era altro che il dio Dioniso. Quando questi decise di tornare a Tebe, sua patria, per farvi celebrare il suo culto, Penteo salito al trono del nonno, tentò di opporvisi. Agave, divenuta strumento involontario della vendetta di Dioniso, uccise il proprio figlio.

 

Agenore regnò su Tiro, e sua figlia Europa fu rapita da Zeus che per l'occasione si era trasformato in toro. Agenore mandò i suoi figli in cerca della sorella, dicendo loro di non tornare a Tiro senza di lei. Essi fondarono città nel corso delle loro peregrinazioni : Fenice fu il capostipite dei fenici e Cilice quello dei cilici; il più celebre fu Cadmo, che si stabilì in Beozia seguendo il consiglio dell'oracolo di Delfi e costruì la Cadmea, la rocca di Tebe.

 

Insieme alla regina Arete, Alcinoo regnava sull'isola dei Feaci (identificata in genere con Corfù), dove viveva un popolo di ottimi marinai, molto ospitali con gli stranieri. Dopo aver lasciato l'isola di Calipso, Ulisse fece naufragio e fu gettato dalla tempesta sulle sponde del Regno di Alcinoo. Nausicaa, figlia del re, scoprì l'eroe e lo portò dal padre, il quale fornì ad Ulisse un equipaggio di feaci che lo ricondusse in patria.

 

Alcione era figlia di Eolo, il re dei venti. Sposò Ceice di Trachis, e la loro vita era così felice che la donna chiamò il marito "Zeus". La cosa non piacque al più potente degli dei, che approfittò di un'occasione in cui Ceice si trovava in mare per scatenargli addosso una tempesta. Ceice annegò, e la sua ombra comparve ad Alcione che per il dolore si gettò a sua volta in mare per raggiungere il marito. Gli dei, commossi, ne ebbero pietà e trasformarono entrambi in alcioni.

 

Moglie di Anfitrione e madre di Eracle. Mentre Anfitrione era alla guerra, Zeus si presentò a lei sotto l'aspetto del marito e passò con lei una notte che durò lo spazio di tre giorni. Alcmena ebbe due gemelli : Eracle figlio di Zeus, e Ificlo figlio di Anfitrione. Esiodo dice che Zeus scelse Alcmena perché la sua bellezza era pari soltanto alla sua virtù, e poté sedurla soltanto assumendo le sembianze del suo sposo. Alla sua morte, Alcmena fu portata per ordine di Zeus nell'Isola dei Beati .

 

Era il Dio del fiume dallo stesso nome, che nasce nelle montagne dell'Arcadia e scorre nell'Elide con numerosi piccoli affluenti, bagna la pianura di Olimpia e si getta nel Mar Ionio vicino a Pirgo. Alfeo è celebre nella mitologia e nella poesia come innamorato della ninfa Aretusa.

 

Sposa di Eno, re degli etuli in Calidone, Altea era la madre di Meleagro. Sette giorni dopo la nascita del figlio, le fecero visita le tre Moire, le quali le indicarono un tizzone ardente nel focolare e le dissero che la vita del bambino sarebbe durata finche il tizzone non si fosse consumato completamente. Appena le Moire si allontanarono Altea strappò dal fuoco il legno e lo nascose. Meleagro crebbe e diventò uomo. Ma i drammi che caratterizzarono la caccia al cinghiale di Calidone portarono il figlio a scontentare la madre. Allora Altea accese il tizzone e lo fece consumare, così Meleagro morì.

 

Figlio di Catreo che a sua volta era figlio di Minosse , re di Creta. Un oracolo aveva predetto che Catreo sarebbe stato ucciso da uno dei suoi figli. Così Altemene e sua sorella Apemosine furono allontanati da Creta e sistemati nell'isola di Rodi. Diventato vecchio, Catreo, senza eredi, si mise alla ricerca del figlio. La sua nave approdò a Rodi in piena notte. Svegliati di soprassalto, gli abitanti dell'isola credettero si trattasse di pirati e diedero l'allarme fra l'abbaiare dei cani da guardia. Altemene si precipito sulla riva con i suoi soldati per respingere gli intrusi. Catreo e i suoi uomini non riuscirono a farsi sentire, e così Altemene uccise suo padre con un colpo di giavellotto. Quando si rese conto di quel che aveva fatto, Altemene supplicò gli dei di dargli la morte, ed essi lo esaudirono: la terra si aprì sotto i suoi piedi e l'inghiottì all'istante.

 

Amaltea è la capra che allattò Zeus sul monte Ida a Creta. (In altre versioni non è una capra, bensì una ninfa). Diventato signore dell'universo, Zeus per ringraziarla le diede delle corna dotate del potere di procurare al loro possessore tutto quello che desiderava. Questa è l'origine del corno dell'abbondanza, o cornu copiae, (cornucopia), detto anche corno di Amaltea.

 

Re dei berici, popolo selvaggio della Bitinia, Amico era dotato di una forza straordinaria e sfidava alla lotta tutti gli stranieri che capitavano nel suo paese. Quando nel loro periplo gli argonauti arrivarono in Bitinia, Amico lanciò loro la solita sfida. Polluce l'accettò e la sua abilità gli permise di battere il re dei berici. In una versione Amico morì nel corso del combattimento, in un altra versione divenne schiavo di Polluce.

 

Figlio di Minosse, re di Creta, Androgeo appare, in certe versioni del mito di Teseo , all'origine del tributo annuale dei sette fanciulli e delle sette fanciulle che Minosse esigeva dagli ateniesi. Durante un soggiorno ad Atene Androgeo aveva partecipato ai giochi atletici promossi dal re Egeo, padre di Teseo, vincendo tutte le gare. A quel tempo Egeo temeva che suo fratello Pallante lo detronizzasse. Siccome i figli di Pallante e quello di Minosse erano molto legati fra loro, Egeo, geloso, fece assassinare Androgeo sulla strada di Tebe, mentre il giovane si recava ai giochi di quella città. Fu per vendicare questo delitto che Minosse impose agli ateniesi di mandare ogni anno a Creta sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro.

 

Indovino di Argo, sposò Erifile, sorella del re Adrasto. Questi aveva promesso a Polinice di aiutarlo a riconquistare il trono di Tebe. Anfiarao sconsigliò al cognato questa spedizione, che egli sapeva destinata ad un fatale fallimento, e si rifiutò di accompagnarlo in quella guerra. Ma Erifile, tentata dalla collana di Armonia che Polinice le offriva, fece ritornare il marito Anfiarao sulla sua decisione, invocando il ruolo di arbitro inappellabile che lei doveva sostenere in caso di contestazione fra il fratello ed il marito. Costretto a cedere, Anfiarao prima di partire fece giurare a suo figlio Alcmeone di vendicarlo se egli fosse morto a Tebe. I Sette partirono quindi per Tebe. Anfiarao doveva attaccare la porta Omoloide, ma le sue truppe furono messe in rotta, e Anfiarao fuggì inseguito dai soldati tebani, che lo avrebbero ucciso se non fosse intervenuto Zeus . Con un tuono il re dell'Olimpo fece aprire la terra, e Anfiarao scomparve, inghiottito. Quel posto divenne celebre, e un oracolo vi stabilì il proprio santuario.