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Una classica raffigurazione di Artemide, la vendicativa cacciatrice, pronta a scoccare le proprie frecce contro chiunque le manchi di rispetto. |
Figlia di Zeus e di Leto, sorella gemella di Apollo. Omero definì Artemide "Signora delle bestie selvagge", "Sovrana degli animali", e "Leone fra le donne". Un altro suo appellativo, Eileithya, significa "colei che soprintende ai parti felici". |
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Questa varietà di attribuzioni sembra far risalire la sua origine ai tempi preellenici, all'epoca cioè in cui sulle sponde orientali del bacino del Mediterraneo una divinità unica incarnava tutte le funzioni della maternità e della fertilità, suddivise in seguito fra parecchie dee. Nella Ionia il culto di Artemide aveva dei punti in comune con quello della Grande Madre, di cui essa è certo l'erede. Il suo santuario più famoso si trovava nel porto di Efeso, e il suo tempio era di tale magnificenza da essere annoverato fra le sette meraviglie del mondo. Qui Artemide era venerata come dea della fertilità, e la sua immagine efesina con molte mammelle è molto diversa dalla sua raffigurazione di vergine cacciatrice. I greci della Focide portarono il suo culto a Marsiglia (allora Massilia). Da lì esso arrivò a Roma, dove assorbì rapidamente quello della Diana italica. |
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Artemide ed Apollo (sulla sua biga), si trovano sovente associati in numerose imprese. |
Delle sue antiche origini, Artemide aveva conservato uno strano culto, il cui centro si trovava nell'Attica, a Braurone, nel corso del quale i suoi adoratori si travestivano da orsi ( questa trasformazione in orsi la ritroveremo nel mito di Callisto).
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Sull'Acropoli si ergeva un recinto sacro dedicato ad Artemide Brauronia. Artemide appare nell'Iliade (libro XXI) in modo poco gratificante. Era, da lei offesa con uno scherzo fuori luogo, le ribatte che finché si limita ad uccidere le bestie feroci va tutto bene, ma quando tenta di togliere il potere ai suoi superiori merita soltanto una buona lezione. Dopo di che, Era prende la faretra di Artemide e gliela dà sulla testa. Artemide si rifugia in lacrime presso suo padre, Zeus. Ciò nonostante, Artemide era molto venerata dalle donne, e in particolare dalle madri di famiglia, che la onoravano sotto la sua forma originale. |
Leto presenta a Zeus i due figli gemelli Apollo ed Artemide |