Il più grande poeta comico di Atene, figlio di Filippo, discendente di Pandione, e nacque in Atene verso il 450 a.C. Suo padre possedeva delle terre nell'isola Egina, dove Aristofane trascorse una parte della sua adolescenza. Il suo primo successo risale al 427, quando andò in scena una commedia oggi perduta, Deitaleis, che metteva in ridicolo i docenti e tutti coloro la cui educazione si limitava alla vita di città. Alcuni anni dopo avrebbero avuto inizio le guerre del Peloponneso, che si conclusero con la sconfitta e l'umiliazione di Atene da parte di Sparta. Aristofane aveva allora quasi 50 anni. In quell'arco di tempo il suo genio comico aveva dimostrato che durante la guerra gli uomini non sono né più nobili né più vili di quanto lo siano in tempo di pace. Hanno semplicemente maggiori occasioni di comportarsi male, e maggiori scusanti quando il male lo fanno. In un'altra sua commedia della giovinezza, i Babilonesi (il cui testo oggi è andato perduto), Aristofane attacca Cleonte, il demagogo affamato di potere deciso ad assicurare a qualsiasi prezzo la vittoria totale ad Atene.

Egli denuncia anche il modo in cui Atene tratta i propri alleati. Cleonte l'accusò di alto tradimento, ma a quanto pare senza successo, perché nel 425 Aristofane fece rappresentare gli Acarnesi, un'ardente arringa contro la guerra. Questa commedia, la prima di cui possediamo il testo integrale, vinse il primo premio a Lene. Due anni dopo, Aristofane fece di Cleonte il personaggio centrale dei Cavalieri, in cui stigmatizza senza pietà tutti i demagoghi. Nelle Nuvole il poeta si fa beffe degli ammiratori incondizionati di Socrate, preoccupati di una filosofia tanto teorica da nascondere loro tutte le realtà della vita. Le Vespe trattano un tema che potrebbe benissimo essere affrontato da un autore moderno e dimostrano che la giustizia spesso non è che un commercio o una distrazione ( le vespe sono i giudici popolari). Nella Pace l'autore si mostra disperato a causa dei suoi contemporanei, i quali sembra che non pensino ad altro che a distruggersi a vicenda, tanto che gli dei stessi, scoraggiati, abbandonano l'Olimpo, mentre soltanto i fabbricanti di armi si rallegrano finché dura la guerra. La commedia per altro è piena di speranza per l'avvenire, perché scritta nel momento in cui  Atene e Sparta negoziavano un trattato di pace. Aristofane morì verso il 385 a.C. , tre anni dopo aver scritto Pluto, l'ultima delle sue commedie di cui si abbia notizia.