Per secoli utilizzata dalle carovane dei mercanti, la Mesopotamia costituisce un ponte naturale che collega Oriente ed Occidente attraversando diversi deserti. Sede delle più antiche civiltà, fu sovente teatro di ripetute invasioni, caratterizzate dalla successiva fusione dei costumi fra vinti e vincitori, e generando in tal modo società multietniche fra diverse popolazioni quali i Sumeri,  Amorrei, Accadi, Assiri, Babilonesi, Persiani.  Il clima secco con piogge irregolari, i fiumi ricchi d'acqua, ma soggetti a piene devastanti, furono sfruttati attraverso abili lavori di canalizzazione riuscendo così a tramutare l'arido deserto in campi irrigui e floridi.  In questi luoghi gli uomini mossero i primi passi verso la scienza dell'irrigazione e dell'idraulica in generale. Fino al IV secolo a.C. una delle sue città più famose, se non la più grande, 50 miglia a sud dell'odierna Bagdad, fu Babilonia. 

Nata sulla riva sinistra dell'Eufrate, si amplio in seguito sulla riva destra. Un ponte in mattoni riuniva i due quartieri. Città leggendaria, contenente ampi spazi verdi, era difesa da due massicce cinte di mura merlate, con torri alte 30 metri, in cui si aprivano sette porte. Nel Museo di Pergamo a Berlino si può ammirare un modellino in scala che ricostruisce la porta di Ishtar, alta 12 metri, ricoperta di mattonelle smaltate. Di Babilonia è famosa la biblica "Torre di Babele", ma ancor più stupore riscuotevano i giardini pensili, frutto e vanto della grande capacità sviluppata dai mesopotamici nel campo dell'idraulica e dell'irrigazione.  

Costruiti come dono alla sua sposa, la regina Semiramide da Nabucodonosor (605-562 a.C.) dopo che questi ebbe liberato Babilonia dal giogo degli Assiri facendola tornare per qualche tempo la capitale dell'impero babilonese, i giardini pensili sorgevano su un'altura  naturale, tramite terrazze impermeabilizzate con bitume e regolarmente irrorate e drenate da un sistema molto complesso di irrigazione, che faceva salire l'acqua anche nei punti più alti.

I giardini, posti probabilmente vicino al palazzo reale, in posizione sopraelevata, contenevano ogni tipo di vegetazione allora conosciuta, compresi alberi ad alto fusto, per cui lo spettacolo era visibile anche dall'esterno delle mura, a coloro che si avvicinavano alla città. Gli antichi testi affermavano che i giardini pensili di Babilonia erano il solo luogo della città in cui era stata utilizzata la pietra. Erodoto, che amava in maniera spiccata certe particolarità, dedica un lungo paragrafo a questi luoghi, chegli storici menzionano fra le sette meraviglie del mondo. Dopo uno studio particolareggiato dei testi antichi ed un attentissimo scavo, l'archeologo Robert Koldewey arrivò alla conclusione che le strutture a volta presso la Porta Ishtar erano realmente la base di sostegno dei famosi giardini pensili di Babilonia. 

La strada principale, larga 22 metri, rivestita da mattonelle smaltate d'azzurro e adornata da 120 leoni di oltre due metri, a fauci spalancate e colorati di bianco, rosso e giallo, passava attraverso la celebre porta Ishtar, enorme opera fortificata, fiancheggiata da due torri avanzate, anch'essa completamente rivestita da mattonelle smaltate d'azzurro decorate con immagini di animali sacri quali tori e draghi, disposti in maniera fra loro alternata, e che si presume dalle dimensioni fossero trenta. Quando in seguito a vicissitudini storiche tutta l'area mesopotamica decadde e i sistemi di canalizzazione furono sempre più trascurati, il deserto si riappropriò rapidamente delle terre che gli erano state strappate.